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venerdì 30 giugno 2017

il bacio

Mi ha avvolta il sogno
di un bacio
disegnato con la rabbia dei morsi nella carne 
furioso 
come il no della rosa alla condanna delle spine
la sua forza avvinghiante
stava nella precarietà
non c'era alcuna bocca
solo qualche stilla di sangue
su un labbro inferiore.
Eri tu che andavi lontano
i calci del mulo sui tuoi giorni
e una vela di rifiuti come bussola
che sapevo
che non sapevo

il ronzio di un bacio, il ronzio di un bacio
non era il mio

Nessuno può trovare da solo
il proprio cammino
l' incisivo faceva sul serio
aveva lasciato il segno sulla bocca
desiderio in entrata
in uscita
i baci hanno bisogno di essere dati
anche se per arrivare si rivolgono
al sogno.
Sta in guardia: anche noi

mercoledì 28 giugno 2017

la casa cattiva

La casa cattiva

Camminano le orme,
si infittiscono, corrono agitate
La casa dove nacque
saltella sempre là con la corda
piroetta frustate sul giardino della polvere
grigia e pallida come
una vecchia bambina spettinata e irriguardosa
ha ancora quell' odore che si incarna
sulla pelle come un tatuaggio
e non te ne disfai più.
Ma l' uomo non l'ha portata con sè
in tasca ha solo
la finestra occhiuta
il vento la sbatte,
vento trascinato dal vento
pioggia bagnata dalla pioggia,
i piedi della mente ghignano ancora
tempeste d'anima, dolori umidi
paure trapassanti dove si incontrano anima e carne,
vaga accanto al suo tempo
la casa lo tiene prigioniero
nella sua aria cieca come una buca
In fondo alla porta d'ingresso
stringe in pugno un desiderio inespresso ormai avvizzito.
L'ha incastrato prima che uscisse

Ricordati di non ricordare.


Tessuto poetico

L' Io: eccesso di sembianze
a spasso in un giardino di vesti,
le mani più nulla hanno da accarezzare
ora che il pulviscolo della luce muore
nè le labbra hanno qualcosa da baciare
quando i sentimenti diventano
di pietra.
Il tessuto è sgualcito,(pieno di grinze)
ma le vesti dell'io
ricoprono la natura
camminano a braccetto coi suoi petali.
Torna indietro, ritorna
la strada del giorno curva,
gira su se stessa,
la folla degli sguardi sotto la palpebra
chiama,
ti  accarezza,
il desiderio si slancia sul foglio
lo aggredisce con potenza
di dolcezza,
disegnatore di parole
un senso prende forma
da cui si sprigiona la vita



canto di nozze

CANTO DI NOZZE

Siamo già nati.
Maschere senza volto
a pronunciare il nome.
Difficile ammetterlo?
Lenta è la fretta dello sguardo
che affonda la parola
tra le doglie del giardino
con le unghie scavando e con i denti.
Lì è seppellito il mio segreto
lì tutto il senso dei miei sensi,
il senso di una vita spesa per non nascere
e poi nascere ancora
i sensi a bruciare di ardore
e forte è la voglia di sradicare tutti gli alberi
confusi
quando mi vedono arrivare.
Il tuo nome
è la mia parola,
quella che pronuncerò
e non c'è carestia
ch'io non ti possa dedicare:
sei nuda
resta nuda anche nel
tuo vestito bianco
guardami dai tuoi seni
oggi è festa 
e noi
siamo già nati, amore






lunedì 26 giugno 2017

Nascita e morte

Chi tiene insieme
            nascita e morte?
        Uno sbiadito incontro
                   forse,
     quasi solo parentesi liquefatte
di una umbratile vita
    mischiate in un bicchiere
bevuto troppo presto, tutto d'un fiato
      ad ingozzarsi

e quel sordo desiderio 
       sul fondo

venerdì 23 giugno 2017

Ho acquistato una domanda

Al guinzaglio di una passeggiata
iconoclasta 
ho acquistato una domanda.
Chi l'aveva formulata?
La vendevano in una busta gialla,
sigillata, giaceva lì
quasi in contumacia
o forse mi aspettava
Sbranavo l'aria
non avevo voglia
di acini di felicità
irriverenti e guardoni


Non l'avevo cercata ma
mi sorvegliava
era lei che volevo
con viscerale assenza 
di immagini
Tra le dita arrugginite
si è sgualcita: andava bene anche così
nel lievitare dei miei guasti

L'ho aperta sotto i ponti 
lì dove quasi
muore d'amore il fiume in un sospiro.
Si è sprigionato un odore
come di dono e,
vorrei non dirlo,
di pudica menzogna
con mazze acuminate di gioventù e speranza.

M'ha convinta allo sberleffo
battagliero
con la parte di me
che non ha spiegazione se non quella 
di cui mi privi 

Ho acquistato una domanda
e ho visto tutte le mie risposte
travestite da cappellaio matto 
infettarsi di piaghe
incespicare, scannarsi l'una l'altra e
ruzzolarmi  a pezzettini lungo i fianchi, 
dietro le spalle e poi nel fiume
lì dove quasi muore d'amore in un sospiro.
Non erano che primitivo folklore  

mercoledì 21 giugno 2017

Il decreto


Il decreto

Ancora non la sento 
la parola di congedo
nel grande specchio in cui
metto su casa ogni giorno
i nomi a ciò che incontro devo ancora darli
C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio
e sono Adamo e sono tutti
senza rimorso alcuno di peccato.
Lo specchio è lì
ed è uno specchio nudo
ciò che riflette fugge e si moltiplica.
Non ricordo quando,
non voglio nemmeno più saperlo,
mi rapì il seme della mela
senza alcun gravura per la mia presenza
e si lasciò volare insieme al vento
Aveva l'aria di chi può mangiarsi il mondo in un boccone 
e digerirlo senza difficoltà,
mi posò al centro dello specchio
e vi costruì attorno
l'universo e il tempo.

C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio:
non so dei vivi, ma
il futuro dei morti è la mia storia












martedì 20 giugno 2017

Città liquida





Nella città vive un' attesa liquida
e la conosco.
Anche la città è liquida: si perde in trasparenze
tra rami spogli. 
Gocce si posano sulle labbra socchiuse
da lì nascono gli alberi e le case.
Mai stati uomini, 
solo un'attesa a stellarsi in speranza
a modularsi in memoria.
Finestrelle di abbandono nel muoversi
delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi.
negli sguardi socchiusi indagatori
I pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi
quando si accaniscono tra i denti.
Tutto è sospeso nell'istante!"
E quest'attesa non è balorda, 
non ha rubato le chiavi del cancello dell'orto
Non mangia a sbafo.
Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E' attesa vera, 
come vera è la polvere di quel mucchietto d'ore
che tenevo lì sul cassettone



la tagliola

La tagliola ha afferrato la mia lingua
mentre ti baciava
forse da qualche parte
una traccia di me addenta ancora
una speranza
è solo un segmento sotto vuoto
sfuggito agli acari della polvere
Chi ha attraversato il ponte dei sensi
aspetta ora alla fermata qualcosa
di più inconsistente di un sogno
nessuno ricorda i nomi che mi desti mentre
quelle notti danzavano
le vesti cadute ai piedi di ogni altrove
in cui non eravamo
i gesti che si rifugiavano nei per-sempre
le porte socchiuse dai mille occhi
la nostra pelle infinita
bisbigliare allo specchio degli echi
Questo tu che non riesco a far più vivere
né a far morire
mi sta dietro e mi sta davanti,
non sono ancora iniziati
i saldi del nostro incontro

Abbiamo rubato ciò che è sacro
e ciò che è profano
Ma è mai stato partorito un uomo?

sabato 17 giugno 2017

<----------- --------------> ammutinamento/abbordaggio


Tentativo molto azzardato di poesia visiva:
 è nato così, non so se funziona






<------------------
------------------->


Testa tra le mani,

le tempie, anch'esse.
Vuoto per pieno
vuoto selvaggio
annichilito
apocrife identità della mente
refusi
trattenuti e poi lasciati andare
ripresi amati
rifiutati e ancora gettati lontano
a partorire me
dilacerato uno,
corpo di vivente richiesta,
filtro d'amore

Immagine ammutinata <-------------
dall'inizio all'abbordaggio----------->
chi cerchi adesso?
Perché ancora mi cerchi?

E' questa la morbida amnistia dei ricordi!

vecchio cappotto

Vecchio cappotto

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
cosa è stato per me abbracciare l'inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
C'è qualcosa di me che si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani con la borsa dell'acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla mia paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura ignorante, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l'angoscia.
Lei ora se l'accomoda sulla pelle, la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
Bambole nude
io rischio di affondare.

venerdì 16 giugno 2017

ora

ORA

Il favore sta perdendo peso al tuo cospetto
ti sguinzaglierò le sue ragioni
indietreggiando: ti azzannino le caviglie,
mordano i tuoi polpacci
anche con improprietà di denti.
Non si sfugge alla sorveglianza ladra 
dei giorni, ma io
non posso stare a guardare 
il flagello di un datario d'affetti
ora scadenti, ora scaduti
...ora
Non c'è baratto per ora 

Ora non è più ieri!

Vuoi sapere





Mi appendo a un chiodo morendo un poco ogni domani
e ogni oggi chiedo al bar
il solito bicchiere di sangue fresco
perché la mia ipocrisia è anemica.
Le bocche dell' anima si aprono in soliloqui avvelenati dalla tua assenza.
Ho negli occhi il tuo silenzio pieno di richieste,
la tua innocenza ancora non scalfita, la tua calda meraviglia per le mie parole prima e per le mie righe tra le tue mani poi; la tua attesa, forse, spero, la tua attesa di me...
E io, io che pensavo di potermela cavare con una poesia: no, non è bastata, non poteva bastare.
Vuoi sapere chi sono?
Vuoi sapere quante volte ho pianto dietro una porta?
Quante volte ho sorriso a qualcuno
e il mio sorriso non é arrivato a segno?
Quante volte ho invidiato il...nulla, i crampi allo stomaco per la paura?
Vuoi sapere quante volte ho messo in moto e ...non sapevo dove andare?
Quante volte sono lì a scrivere, a capire,
ad attendere che qualcosa mi raggiunga.
Voglioso di momenti senza pensare, momenti passionali,
dove ad esporsi è l' anima e il resto sta a guardare?
Vuoi sapere quante volte ho invocato Dio
con forti grida e lacrime e Lui non ha risposto?
Quante volte il mio cervello si tormentava nell'attesa
il mio sangue fremeva di desiderio,
I miei muscoli ridevano nella speranza,
Il mio lui si ergeva in tua presenza?
Vuoi sapere com'è fatto un uomo?
Perché é così certo che avrà quel che ha chiesto all'universo?
Ecco...io non lo so!!!
Ma se avessi il tuo numero, ti telefonerei












giovedì 15 giugno 2017

buche sull'asfalto

Siamo in una brusca sterzata del volante
apparentati in viaggi non desiderati
e buche sull'asfalto
piene di sogni della gente.
Sobbalziamo ogni volta
Sgoccioli nessun interesse
indossando sulla pelle la camicia
di un'incongrua fretta.
La ninna nanna dell'incredulità
cede soltanto alla stanchezza
ma solo un occhio è chiuso
di questo strano e algido destino.
Quello aperto è come un trafiletto di troppo
sul rigore della vita.
E così delirante la gioventù dei sospiri
quando gli occhi vedono...
Sei stato una carezza,
ora sei soltanto un palo arrugginito
del mio rifiuto della realtà
Amici, 
ecco “Il tempo dell’attesa”, la mia seconda raccolta di poesie edita da “il Fiorino” quale premio per la IX edizione del Concorso “Parole e Poesia”. Sono grata particolarmente alla giuria e all’organizzazione del premio in quanto hanno decretato la vittoria della mia prima raccolta “L’oltre me” edita da G.A. Ed. Quindi non di un testo particolare ma del modo di scrivere nel suo complesso. E questo, ovviamente ha un suo peso.
Dedico a tutti voi “briciole di Roccia” una delle poesie inserite nella nuova raccolta 


Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.

mercoledì 14 giugno 2017

L'ultima maschera


L'ultima maschera


Quel vecchio ha comprato un mazzo di fiori

e ora veglia la propria salma
come tutti i vecchi.
Il vecchio.
E la morte.
Sorpresa, è sorpresa, è sorpresa!
O no?
Una maschera vaga dal suo volto alla salma. 
Il vecchio lascia che scorra.
E' una maschera morta
tagliata in mille pezzi  
prima e dopo essere stata indossata.
Menzogna, è menzogna, è menzogna!
O no?
Maschere, maschere, maschere.
Sanno sempre aspettare le maschere,
gettano gli orizzonti dietro le nostre spalle
non indossano i nostri disastri.
Fuga, è fuga, è fuga!
O no?

lunedì 12 giugno 2017

avida diva





AVIDA DIVA


AVIDA DIVA

Cassetti
memorie, foto
            e naftalina
                    nel maglione, 
applausi sbrilluccicanti.
                            
       Il colore rosso 
stava bene con i miei capelli.

 Reggiseno strappato
     da avide mani
di desiderio
      ad aggrappare lo schianto

rotonde finezze
            tatto fiorente
come chiavi girate
             nel possesso

                                           Brusco poi è stato il risveglio,
                      avidi di me soltanto gli anni
                                              a strapparmi di dosso
                                                   il rosso dell'anima,
                                     l'applauso scrosciante
                                                 
                                                        Ora io non posso
                                     che spazzare via il ricordo,
                                                                 spezzare.
                         Non ho più monete                                                                                                                                                                  da scambiare col tempo

                                                   Quel tempo che non posso
                                                        comprare
                                       nemmeno in un cassetto



               

domenica 11 giugno 2017

Ritorno

RITORNO


Ritorno a casa
non mi attengo questa volta ad una mezza misura
e intralcio il ritmo di dinamiche genuflesse.
Ma prima faccio toletta.

Ritorno indietro: sapessi dove
ho lasciato il senso del bruciore vivo
ho frazionato momenti
e li ho pesati.

Ritorno,
la mia bilancia pesa nulla e tutto
ciò che ho visto in giro
tra stralci di giornali e marmorei epitaffi
e ciò che resta appeso ai piedi delle ali

ritorno a casa
a sentire quelle voci
di cui qualcuno dice:
sono amiche

tu, come me, non hai serrature nell'anima

se verrai da me

SE VERRAI DA ME

Se verrai da me non guardare altrove
guarda dentro di te
ma guardati con i miei occhi.
Con noncuranza parlami
con noncuranza tacimi
sbircia tra le mie labbra,
baciami
la tua robustezza
è fatta dal sogno di un soffio.

sabato 10 giugno 2017

una nota



Una nota


Una nota fuggitiva ha trapassato il muro della stanza,
s'è posata su un tasto del piano all'angolo.
Ma non è sua quella nota,
per questo lui la offre -strano souvenir rubato- a chi entra.
Una volta qualcuno la suonò e la suonò ancora
lentamente, 
velocemente
appassionatamente, 
disperatamente
-mani ghiacciate-
ma non finì.
Infine ve la lasciò dimenticata.
Il piano va cercando quel pianista
perché è ancora viva quella nota
e la stanza adesso è appartenenza vuota

giovedì 8 giugno 2017

LA MIA IMMAGINE


La mia immagine

La mia immagine
è tenda da sollevare
sull'ignoto,
sipario da precipitare
sulla paura.
La recita finita sta per iniziare
le parti sono da attribuire.
Non vinto da nessuno il percorso 
attende di essere coperto.
Corrono e si rincorrono bambole di pezza straccia
trastullo di mie spavalde passioni,
ne basta una per sapere delle altre.
Danzano l' immagine, il tempo che sciogliendosi
va in fretta.
Infilzano su spiedi incandescenti le mie fiabe incaute
fanno loro molto male.
Il sipario chiudendosi si apre
perché io non sono dal lato dello spettatore




dorme stasera la notte


DORME STASERA LA NOTTE

Picchia impaziente alla nuca.
Ma io non permetto ai chiodi l'ingresso
nemmeno se mi cedono il passo a parole.
Schizofrenia linguistico/mentale
titubante, in-decisa.

tu non entrare nella mia testa,
tu non catturare la mia testa
ragno rancoroso

dorme stasera la notte
indaffarata a sognare


martedì 6 giugno 2017

stillicidio

STILLICIDIO

Ho stipulato un contratto con
l'acquedotto di vita per la fornitura quotidiana.
La mia non è la vostra morte
di chi sarà non so.
Non ho voltato le spalle al giorno
nemmeno alla notte
Ho stanziato uno sbaraglio
per riavermi,
una prepotenza d'unghie e denti
Non sei tu a mancarmi
è quell'atmosfera da tecnica virale,
da stufa in calore
in cui mi avviluppavi
Come dimenticare le trappole d'essenza
l'essermi in te desiderata
l'averti in me concepito tante e tante volte
come un rubinetto gocciolante
irreparabilmente