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martedì 25 luglio 2017

e anche il ricordo mente

Ciò che ti piace ha chiuso oggi la sua casa,
un po' di luce filtra ancora,
non acceca e non illumina,
filtra e giace lì sul fondo delle coltri,
dove il lenzuolo ora si fa tardo ricordo
e anche il ricordo mente
Dove vanno a finire i momenti felici?
Hai scordato
chicche di melograno rosso fuoco
sparse tra inaccessibili granai.
Non c'è più nulla ormai
e il vuoto rabbrividisce
dove è stato amore
Li rivedo ancora quei momenti attraversare
l'odore delle tue ascelle,
sostando nelle piazze del tuo corpo.
Non sempre chiacchieravano tra loro.
Talvolta beatamente chiusi in sé stessi,
soli con i tuoi occhi
a seminare sogni,
quasi a non voler essere disturbati,
talaltra invece, chiassosi, si guardavano attorno
in cerca di compagnia
carezzandoti le guance di vampa e di piacere. 
Tutti si rifiutavano al tempo 
eppure era lì che erano nati,
ma chi lo seppe mai?
E caddero le ombre sul mio selciato
-ero io la salute mentale della tua felicità-
preda dei bracconieri di passaggio:
l'orizzonte fratto fu quello il loro esilio

Ma ora non ho voglia di andare via né di restare,
non ci ho mai pensato,
non ho voglia di pensare
non è per loro che rischio la pazzia






domenica 23 luglio 2017

Silenzio

SILENZIO

C'è una strana immobilità oggi nello spazio
non la capisco e un po' la temo
come se volesse cadermi 
improvvisamente addosso.
Ricorda quella della belva
pronta a spiccare il salto sulla preda

Se qualcosa m'accarezza
oggi o ancora 
non è il giunco che si piega al mio passaggio
né l'uscio di una porta aperta
su invisibili occhi che sai che ci sono
ma non sai se son dolci o indagatori
né il tuo ricordo 
sempre coronato di spine e
sanguinante

C'è una strana immobilità oggi sul foglio dell'anima
come se fosse cresciuto poco e
niente ci si potesse scrivere sopra
Ricorda la profonda stanchezza
di ciò che deve sempre cominciare e mai ha inizio 

Se qualcosa m' accarezza 
oggi o ancora
è il silenzio,
io non sono che una sua voce 
ma solo per chiedergli:
mi ami?

sabato 22 luglio 2017

il respiro della stanza


                                                      a Elisa

mi è piombato addosso il respiro della stanza
vi era entrato col gelo di cancelli chiusi 
in notti abbracciate e perdute
non nutriva certezze, cercava emozioni
e ha trovato me, sprazzo di umanità allusiva
desiderante 
sempre a caccia di mura disilluse tra cui nascondere
peccati e vergogna, 
e la speranza dove alberga sempre un cane
che cerca a mani nude
di affogare il buio nelle lacrime
per essere diversamente uomo

giovedì 20 luglio 2017

il tempo allo specchio

C' è stato un tempo,
una brusca emozione nella vita allo specchio che ho sempre vissuta.
Come su un trapezio volante
balzavo da una cima all'altra dei miei desideri:
due balzi nel poco, il doppio nell'eccesso, 
l'infingardaggine negli uni, la sfrontatezza negli altri
e io, nel vuoto, a guardare lo specchio piegarsi, strizzarsi, distendersi, allargarsi, sorridere alle mie mani con le unghie dipinte, aggiustarmi il cappello sul volto, offrire una rosa alla ruga dei miei compleanni, lì, sotto l'occhio sinistro.
C'è stato un tempo che lo specchio m'interrogava: 
"tu, dei miei desideri che sai,
sei ancora una memoria elegante e slanciata?"
E' passata insieme una vita come fosse un attimo,
uno sguardo profondo e insieme di sfuggita 
dentro noi
nella contrazione dei giorni, delle ore, dei minuti
in un attimo insomma che, come una bella, si guarda allo specchio 
ed è invece una vita.  
E lì sa tutto di sé.
"Sapessi cosa riflettono gli attimi -diceva lo specchio-
Una vita? Ah, come è poco una vita!"

C'è stato un tempo, 
un singhiozzo del tempo
e c'è ancora, quel tempo
ieri, domani 
o forse non c'è mai più.


martedì 18 luglio 2017

non amarti

No, no, non ti amavo, non ti amavo affatto
guai a me!
Ma ooh! in non amarti
quanto ti amavo.

E' questo essere nuovi? 
Un grido che non si stanca.

lunedì 17 luglio 2017

il tempo dell'attesa

Amici,
ecco “Il tempo dell’attesa”, la mia seconda raccolta di poesie edita da “il Fiorino” quale premio per la IX edizione del Concorso “Parole e Poesia”. Sono grata particolarmente alla giuria e all’organizzazione del premio in quanto hanno decretato la vittoria della mia prima raccolta “L’oltre me” edita da G.A. Ed. Quindi non di un testo particolare ma del modo di scrivere nel suo complesso. E questo, ovviamente ha un suo peso.
Dedico a tutti voi “briciole di Roccia” una delle poesie inserite nella nuova raccolta

Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.

domenica 16 luglio 2017

una canzone per casa

Ora vengo, ora vengo!
Ho promesso.
Ma da dove?
Vengo da una nota
vicina e lontana
nello spartito,
quella che non fu mai suonata
forse neanche scritta o nemmeno pensata
Non è un tornare,
è un sopraggiungere quasi d'un balzo
trascinata dal vento, controvento
ed ho sfidato ed è sfidare il tempo
ed ho saputo ed è sapere l'oltre
allungando una mano, ché qualcuno metta qualcosa
ché qualcuno prenda qualcosa
ché qualcuno faccia qualcosa
e io ci sono come per non esserci
Così mi hanno detto della canzone senza parole e senza note
e allora l'ho suonata
con una mazza da baseball
dimenticata nel sottoscala di una storia che
parlava di altri come me, che eravamo tanti
L' ho sentita cantare ai muti
l'ho vista ballare ai sordi
E' servita a sbattermi in faccia
l'audacia del mio sogno
sempre incerto sul da farsi.

Sentirsi a casa adesso
non è bello?











danza tra le stelle

Il mio corpo s'intrecciava di rosso
e di scompigliate certezze.
La danza lassù tra le stelle
era iniziata con un po' di ritardo 
quella sera
e trascinava il passato
senza al di là
in un vortice di suoni
e di colori.
Il valzer dei sentimenti
morti
appartiene alle ombre,
come campanelli squillano ancora 
e non le lasciano,
nello spazio vuoto non c'è più spazio.
Le loro larve cantano nel coro
degli echi delle stelle

Succede ancora
tra i morti la rivoluzione.




venerdì 14 luglio 2017

vigilla

VIGILIA


Alla fine avevo contato anch'io:
numerose quante avevi detto
le direzioni del cuore dalla presa audace
+ 1 però
ma quella non avresti ancora potuto
vederla,
eri alla vigilia del tuo tuffo
nella mia immaginazione

giovedì 13 luglio 2017

L'occhio dell'istante

"Dove dormi?
E' con te che resterei",
disse
voltato solo in parte verso di me
sguardo a bucare il vuoto.
Sorseggiai saliva amara,
non ero ancora pronta,
tacevo.
Mi girò premendomi le spalle,
"hai perso la lingua"? chiese
"no -risposi- ma
cos'è mai la lingua se non un modo di articolare il silenzio?"
Mi guardò, lo guardai
avevo imparato da una vecchia squaw
lo sguardo di chi non vede nulla prima,
non vede nulla dopo
e improvvisamente è coinvolto.
L'occhio dell'istante trafigge sempre
come la sorpresa dell'assalto
dopo la noia sbadigliata sulla carovana
e la polvere sulle palpebre
Ecco, era quello.
"Dove dormi?
E' con te che resterei",
nessuna domanda: lo sguardo solo,
il silenzio tra noi ora non era altro che un modo di articolare la voce
non volevo più visitare sogni
non suoi.

A cullarmi era già quella
cosa che ancora
non poteva chiamarsi rimpianto






lucia

LUCIA (18/8/2015)

Volevo solo scriverti.
Quando?
Non so: ieri,
oggi,
domani,
sempre,
oppure solo qualche volta.

Volevo solo scriverti.
Di cosa?
Non so,
di nulla forse,
che importa.
Si, anche per non dirti nulla!

Per star con te nella parola.
Nella parola scritta,
comunicata,
letta,
stracciata,
cestinata,
dimenticata.

Per dirti t'amo
componendo parole.
Per dirti amore col solito sistema:
lettera dopo lettera,
fino a comporre la parola piena.

Pensare a te,
pensar di te,
pensar con te.
Perdonami.
Volevo solo scrivere Lucia

mercoledì 12 luglio 2017

la mia anima


La mia anima oggi non esiste
non ancora,
esisterà domani,
la scaraventerò in uno spazio simbolico
ove tutti ne parleranno
ma nessuno mai la vedrà
perché la mia anima oggi non esiste
non ancora
e mi odia per questo.

martedì 11 luglio 2017

l'accattone di sogni

Quando di notte il respiro della tua nudità
si fa più lieve
e trema il sangue
negli incubi del tuo sguardo
e lo squalo del dubbio morde
e ti inchioda sulle immagini di una storia a brandelli,
e scopri che è la tua,
ecco, l'accattone di sogni visita
il tuo desiderio.
È la sua ora, egli affiora
e tu lo vedi
Non venirgli a raccontare
che non vuoi, non sai più sognare
come un ladro
ti ruberà ciò che non sai di avere

è accattone
di sogni non necessari
scaraventaglieli  tutti contro





Non sembrava

non sembrava nemmeno bella
eppure si fece strada
tra gli sguardi
come una vibrazione di luce
che taglia l'ammutolita sera
e illumina anche
ciò che nel buio la terra
vuol celare.
In un non-luogo che tutti conosciamo
la chiamarono
vita
e non sapevano quel che dicevano.
Serve a chi non è
docile.  Oggi sono stanca e non andrò da nessuna parte
non cercatemi

lunedì 10 luglio 2017

facilità perduta

FACILITA' PERDUTA

Non è facile
per nessuno
eppure deve esserlo,
tutti lo vogliamo.
Fa male che non sia facile
e anche che non lo sia per nessuno
-nel corpo
una martellata continua dell'anima

Un tempo accadde, 
quel ragazzo sull'uscio portava i calzoni a righe
-dritte
e mi guardavano
fu facile dirgli: si
Cambiò i calzoni, ora erano a fantasia
-un po' confusi
e mi guardavano
fu ancora facile
Gli altri calzoni erano a tinta unita
-e accadde e non accadde e accade ancora,
ma lui, il suo sguardo a righe?


facilità perduta




domenica 9 luglio 2017

viaggio in sé stessi



VIAGGIO IN SE STESSI


Aspettavi
per non aspettare
muovendoti immobile
e come un doppio sospeso
ma su cosa?
Di cosa era fatta l'attesa dell'andare?
Il cappello calato su mezzo viso,
l'altro diffidente a inseguire racconti
tuoi, non tuoi, a permettere loro di appoggiarsi al tuo bastone
a custodirli in bolle di sapone pesanti, leggere,
inseguendo binari venuti a svernare come rondoni
Occhiata a stiletto
orecchio che sapeva piangere
e quella tua solita incapacità di salire sul tuo stesso treno
destinazione ignota
un pezzo di te che andava, andava andava
un pezzo che restava, restava, restava
Ma dove?
Restava forse a guardare/rincorrere il pezzo che andava?


Insaziabile fame













odio e felicità

Devo avere per te
un odio profondo
se mi permette di starti vicino
a ritroso

l'odio non è mai un ripiego
e dal dolore ci si medica
ma non si guarisce


Scampoli di felicità
si vendono nella bancarella
accanto, correte
acquistate
- nessuno cerca
nessuno trova
le persone
che non sono mai state felici

l' amore non è mai un ripiego
e dalla felicità non ci si medica
se non quando è solo un ricordo





venerdì 7 luglio 2017

Vorrei essere ricordata



Scappò il tempo per cent'anni
e non bastò a finire un giorno
non so se vorrei essere ricordata
per altro che per la mia attesa di te
ti attendo come un albero le foglie a primavera
in mezzo al tempo della tua eternità
in mezzo agli anni del tuo secolo
in mezzo ai mesi dei tuoi anni
in mezzo alle ore dei tuoi giorni
in mezzo ai minuti delle tue ore
Porrò l'attesa sui pattini del tempo
e del non tempo
ti correrà veloce incontro
e lenta
ti sorpasserà
ti doppierà
come la punta di un faro lunare
la mia navefantasia
Non so se vorrei essere ricordata
per altro che per il mio nome,
tu l'hai pronunciato
assaporando il mio sesso nello sguardo
della tua labirintica immaginazione
tra il fuggi fuggi di parole eunuche


Si, io oso
voglio essere ricordata per la mia superbia
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 



debito poetico 3

Questa mia lirica è stata presentata con successo al contest "Il volo di Esterina: intorno ad un verso riuniamo gli affini"
Il contest proponeva ai partecipanti di agganciarsi ad un verso (a loro scelta) di un poeta italiano del 900 e di costruire in ideale continuità una propria lirica. Io ho scelto un verso di Davide Rondoni che a sua volta si agganciava ad un verso di Dante, portando in certo modo avanti una operazione analoga a quella suggerita da G. Cerbino. Ho celebrato così quello che ho chiamato "Debito Poetico": nessun poeta nasce dal nulla


DEBITO POETICO

"Io m'intuo come tu ti immii"
....
darti questa carezza è il segreto del mondo?
immiati, m'intuo e"
(D. Rondoni, Tu dici: intuarsi è segno)


Ecco l'orma desueta, la magia del dattilo straniero. 
L' impronta è di continuo, ma nel verso è discreta
Sono nella bellezza tua di contrabbando,
vado per fratte dentro il suo splendore
"Io m'intuo come tu ti immii"
quasi l' in-te dovesse a tua insaputa, essere in-me
E quell' ora-arrivo che mai mi concedesti
sgrano nei miei sensi in fuga.

Ogni giorno è altro eppure uguale
Raccoglie ciottoli di versi appena munti
Latitudini, longitudini di assenze
deste sempre quali inavvertite presenze
Sanno le une delle altre come il tempo sa di noi 
quando suona con l'armonica a bocca poesie.

A volo ho attraversato prati
che il mio stivale non osa calpestare.
Si è prodotto un qualche tramestio
qualche sussulto, forse solo un balenio.
Rovesciate allo specchio, righe intrecciate
come immagini dei nostri silenzi




mercoledì 5 luglio 2017

L' odore delle maschere


L'odore delle maschere

L'odore del mio corpo
è quello di tutte le maschere
che indosso
identità precarie sulle mie barricate
contro il vuoto
Ho provato a contarle
una sera che soffiava il vento
e il ritratto nel quadro mi guardava
in silenzio
Non c'è l'ho fatta,
diverse hanno solo un occhio
o solo la bocca
o solo il naso.
Una poi è la maschera di un' unghia spezzata e di un'impronta.
Insopportabile.
Anche l'odore è spezzato
spezzato anche il vuoto.
Il ritratto nel quadro è sudato,
indossa la maschera di un risveglio improvviso
senza odore.

Qualcuno arriva da una speranza dimenticata

martedì 4 luglio 2017

lo trovai

Lo trovai sotto la tua mano
la riempiva tutta 
addestravi le dita  
a divaricare emozioni indissociabili 
sulla pelle.
Non ricordo come ci finì
non ricordo nemmeno il momento 
in cui l'eternità fece il suo ingresso
come un'intermittenza d'amore
che non possedevo,
una prepotenza liquida 
sembrò avere risposte profonde
che non potevano attendere
e non ci fu domanda
Accaddero poi le tue labbra
fili invisibili di un destino in rosso
una rapsodia del corpo che non pensavo 
di avere

Ora io ti so intrecciato a me








sabato 1 luglio 2017

Solo una parte...

Forse vale ancora la pena
cercare nell'ostrica la perla?
Una felicità dentro un'urna senza custode
negli intervalli di una vita
cui non chiesi mai garanzie
ma solo di lasciarsi guardare
come una sgualdrina
mentre trescava mosaici di dolore.
Eppure nulla oggi mi turba
mentre coniugo all'indicativo sulla mia
polizza d'assicurazione mai stipulata e già scaduta 
una parte della storia.

Solo una parte....

LINGUA DI TERRA

"Tu fosti la mia morte
te riuscii a trattenere
mentre tutto mi sfuggiva" (P. Celan)

LINGUA DI TERRA 

Chi abita quella lingua di terra?
Chi la parla?

Oltre ogni umano passo,
oltre la parola
v'è una lingua di terra.
Non la copre lo sguardo, 
non la sfiora la mano
né la voce o la storia.
Non la tratteggia
alcuna memoria.

Proibito, proibito.

Nessuno la creò, 
con rabbia e passione,
soffiando sulla disperazione

Tu la vedevi
a cavalcioni sul muro dell'universo
la indicavi,
era ancora in fondo
ma la tenevi in braccio.

Era la lingua 
impastata di terra/parola dissepolta
dei Senza-Tabù-Senza-Io-Senza-Domani-Senza-Luogo 
di chi ha avuto
imperdonabile pietà di sé.

Nella Terra dei Suicidi
Nessuno sparì.

venerdì 30 giugno 2017

il bacio

Mi ha avvolta il sogno
di un bacio
disegnato con la rabbia dei morsi nella carne 
furioso 
come il no della rosa alla condanna delle spine
la sua forza avvinghiante
stava nella precarietà
non c'era alcuna bocca
solo qualche stilla di sangue
su un labbro inferiore.
Eri tu che andavi lontano
i calci del mulo sui tuoi giorni
e una vela di rifiuti come bussola
che sapevo
che non sapevo

il ronzio di un bacio, il ronzio di un bacio
non era il mio

Nessuno può trovare da solo
il proprio cammino
l' incisivo faceva sul serio
aveva lasciato il segno sulla bocca
desiderio in entrata
in uscita
i baci hanno bisogno di essere dati
anche se per arrivare si rivolgono
al sogno.
Sta in guardia: anche noi

mercoledì 28 giugno 2017

la casa cattiva

La casa cattiva

Camminano le orme,
si infittiscono, corrono agitate
La casa dove nacque
saltella sempre là con la corda
piroetta frustate sul giardino della polvere
grigia e pallida come
una vecchia bambina spettinata e irriguardosa
ha ancora quell' odore che si incarna
sulla pelle come un tatuaggio
e non te ne disfai più.
Ma l' uomo non l'ha portata con sè
in tasca ha solo
la finestra occhiuta
il vento la sbatte,
vento trascinato dal vento
pioggia bagnata dalla pioggia,
i piedi della mente ghignano ancora
tempeste d'anima, dolori umidi
paure trapassanti dove si incontrano anima e carne,
vaga accanto al suo tempo
la casa lo tiene prigioniero
nella sua aria cieca come una buca
In fondo alla porta d'ingresso
stringe in pugno un desiderio inespresso ormai avvizzito.
L'ha incastrato prima che uscisse

Ricordati di non ricordare.


Tessuto poetico

L' Io: eccesso di sembianze
a spasso in un giardino di vesti,
le mani più nulla hanno da accarezzare
ora che il pulviscolo della luce muore
nè le labbra hanno qualcosa da baciare
quando i sentimenti diventano
di pietra.
Il tessuto è sgualcito,(pieno di grinze)
ma le vesti dell'io
ricoprono la natura
camminano a braccetto coi suoi petali.
Torna indietro, ritorna
la strada del giorno curva,
gira su se stessa,
la folla degli sguardi sotto la palpebra
chiama,
ti  accarezza,
il desiderio si slancia sul foglio
lo aggredisce con potenza
di dolcezza,
disegnatore di parole
un senso prende forma
da cui si sprigiona la vita



canto di nozze

CANTO DI NOZZE

Siamo già nati.
Maschere senza volto
a pronunciare il nome.
Difficile ammetterlo?
Lenta è la fretta dello sguardo
che affonda la parola
tra le doglie del giardino
con le unghie scavando e con i denti.
Lì è seppellito il mio segreto
lì tutto il senso dei miei sensi,
il senso di una vita spesa per non nascere
e poi nascere ancora
i sensi a bruciare di ardore
e forte è la voglia di sradicare tutti gli alberi
confusi
quando mi vedono arrivare.
Il tuo nome
è la mia parola,
quella che pronuncerò
e non c'è carestia
ch'io non ti possa dedicare:
sei nuda
resta nuda anche nel
tuo vestito bianco
guardami dai tuoi seni
oggi è festa 
e noi
siamo già nati, amore






lunedì 26 giugno 2017

Nascita e morte

Chi tiene insieme
            nascita e morte?
        Uno sbiadito incontro
                   forse,
     quasi solo parentesi liquefatte
di una umbratile vita
    mischiate in un bicchiere
bevuto troppo presto, tutto d'un fiato
      ad ingozzarsi

e quel sordo desiderio 
       sul fondo

venerdì 23 giugno 2017

Ho acquistato una domanda

Al guinzaglio di una passeggiata
iconoclasta 
ho acquistato una domanda.
Chi l'aveva formulata?
La vendevano in una busta gialla,
sigillata, giaceva lì
quasi in contumacia
o forse mi aspettava
Sbranavo l'aria
non avevo voglia
di acini di felicità
irriverenti e guardoni


Non l'avevo cercata ma
mi sorvegliava
era lei che volevo
con viscerale assenza 
di immagini
Tra le dita arrugginite
si è sgualcita: andava bene anche così
nel lievitare dei miei guasti

L'ho aperta sotto i ponti 
lì dove quasi
muore d'amore il fiume in un sospiro.
Si è sprigionato un odore
come di dono e,
vorrei non dirlo,
di pudica menzogna
con mazze acuminate di gioventù e speranza.

M'ha convinta allo sberleffo
battagliero
con la parte di me
che non ha spiegazione se non quella 
di cui mi privi 

Ho acquistato una domanda
e ho visto tutte le mie risposte
travestite da cappellaio matto 
infettarsi di piaghe
incespicare, scannarsi l'una l'altra e
ruzzolarmi  a pezzettini lungo i fianchi, 
dietro le spalle e poi nel fiume
lì dove quasi muore d'amore in un sospiro.
Non erano che primitivo folklore  

mercoledì 21 giugno 2017

Il decreto


Il decreto

Ancora non la sento 
la parola di congedo
nel grande specchio in cui
metto su casa ogni giorno
i nomi a ciò che incontro devo ancora darli
C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio
e sono Adamo e sono tutti
senza rimorso alcuno di peccato.
Lo specchio è lì
ed è uno specchio nudo
ciò che riflette fugge e si moltiplica.
Non ricordo quando,
non voglio nemmeno più saperlo,
mi rapì il seme della mela
senza alcun gravura per la mia presenza
e si lasciò volare insieme al vento
Aveva l'aria di chi può mangiarsi il mondo in un boccone 
e digerirlo senza difficoltà,
mi posò al centro dello specchio
e vi costruì attorno
l'universo e il tempo.

C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio:
non so dei vivi, ma
il futuro dei morti è la mia storia












martedì 20 giugno 2017

Città liquida





Nella città vive un' attesa liquida
e la conosco.
Anche la città è liquida: si perde in trasparenze
tra rami spogli. 
Gocce si posano sulle labbra socchiuse
da lì nascono gli alberi e le case.
Mai stati uomini, 
solo un'attesa a stellarsi in speranza
a modularsi in memoria.
Finestrelle di abbandono nel muoversi
delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi.
negli sguardi socchiusi indagatori
I pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi
quando si accaniscono tra i denti.
Tutto è sospeso nell'istante!"
E quest'attesa non è balorda, 
non ha rubato le chiavi del cancello dell'orto
Non mangia a sbafo.
Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E' attesa vera, 
come vera è la polvere di quel mucchietto d'ore
che tenevo lì sul cassettone



la tagliola

La tagliola ha afferrato la mia lingua
mentre ti baciava
forse da qualche parte
una traccia di me addenta ancora
una speranza
è solo un segmento sotto vuoto
sfuggito agli acari della polvere
Chi ha attraversato il ponte dei sensi
aspetta ora alla fermata qualcosa
di più inconsistente di un sogno
nessuno ricorda i nomi che mi desti mentre
quelle notti danzavano
le vesti cadute ai piedi di ogni altrove
in cui non eravamo
i gesti che si rifugiavano nei per-sempre
le porte socchiuse dai mille occhi
la nostra pelle infinita
bisbigliare allo specchio degli echi
Questo tu che non riesco a far più vivere
né a far morire
mi sta dietro e mi sta davanti,
non sono ancora iniziati
i saldi del nostro incontro

Abbiamo rubato ciò che è sacro
e ciò che è profano
Ma è mai stato partorito un uomo?

sabato 17 giugno 2017

<----------- --------------> ammutinamento/abbordaggio


Tentativo molto azzardato di poesia visiva:
 è nato così, non so se funziona






<------------------
------------------->


Testa tra le mani,

le tempie, anch'esse.
Vuoto per pieno
vuoto selvaggio
annichilito
apocrife identità della mente
refusi
trattenuti e poi lasciati andare
ripresi amati
rifiutati e ancora gettati lontano
a partorire me
dilacerato uno,
corpo di vivente richiesta,
filtro d'amore

Immagine ammutinata <-------------
dall'inizio all'abbordaggio----------->
chi cerchi adesso?
Perché ancora mi cerchi?

E' questa la morbida amnistia dei ricordi!

vecchio cappotto

Vecchio cappotto

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
cosa è stato per me abbracciare l'inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
C'è qualcosa di me che si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani con la borsa dell'acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla mia paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura ignorante, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l'angoscia.
Lei ora se l'accomoda sulla pelle, la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
Bambole nude
io rischio di affondare.

venerdì 16 giugno 2017

ora

ORA

Il favore sta perdendo peso al tuo cospetto
ti sguinzaglierò le sue ragioni
indietreggiando: ti azzannino le caviglie,
mordano i tuoi polpacci
anche con improprietà di denti.
Non si sfugge alla sorveglianza ladra 
dei giorni, ma io
non posso stare a guardare 
il flagello di un datario d'affetti
ora scadenti, ora scaduti
...ora
Non c'è baratto per ora 

Ora non è più ieri!

Vuoi sapere





Mi appendo a un chiodo morendo un poco ogni domani
e ogni oggi chiedo al bar "Latte Condensato"
il solito bicchiere di sangue fresco
perché la mia ipocrisia è anemica
Le bocche dell' anima si aprono in soliloqui avvelenati dalla tua assenza.
Ho negli occhi il tuo silenzio pieno di richieste,
la tua innocenza ancora non scalfita, la tua calda meraviglia per le mie parole prima e per le mie righe tra le tue mani poi; la tua attesa, forse, spero, la tua attesa di me...
E io, io che pensavo di potermela cavare con una poesia: No, non è bastata. Non poteva bastare: :
Vuoi sapere chi sono?
Vuoi sapere quante volte ho pianto dietro una porta?
Quante volte ho sorriso a qualcuno
e il mio sorriso non é arrivato a segno?
Quante volte ho invidiato il...nulla, i crampi allo stomaco per la paura?
Vuoi sapere quante volte ho messo in moto e ...non sapevo dove andare?
Quante volte sono lì a scrivere, a capire,
ad attendere che qualcosa mi raggiunga.
Voglioso di momenti senza pensare, momenti passionali,
dove ad esporsi è l' anima e il resto sta a guardare?
Vuoi sapere quante volte ho invocato Dio
con forti grida e lacrime e Lui non ha risposto?
Quante volte il mio cervello si tormentava nell'attesa
il mio sangue fremeva di desiderio,
I miei muscoli ridevano nella speranza,
Il mio lui si ergeva a una dolce presenza?
Vuoi sapere com'è fatto un uomo?
Perché é così certo che avrà quel che ha chiesto all'universo?
Ecco...io non lo so!!!
Ma se avessi il tuo numero, ti telefonerei












giovedì 15 giugno 2017

buche sull'asfalto

Siamo in una brusca sterzata del volante
apparentati in viaggi non desiderati
e buche sull'asfalto
piene di sogni della gente.
Sobbalziamo ogni volta
Sgoccioli nessun interesse
indossando sulla pelle la camicia
di un'incongrua fretta.
La ninna nanna dell'incredulità
cede soltanto alla stanchezza
ma solo un occhio è chiuso
di questo strano e algido destino.
Quello aperto è come un trafiletto di troppo
sul rigore della vita.
E così delirante la gioventù dei sospiri
quando gli occhi vedono...
Sei stato una carezza,
ora sei soltanto un palo arrugginito
del mio rifiuto della realtà
Amici, 
ecco “Il tempo dell’attesa”, la mia seconda raccolta di poesie edita da “il Fiorino” quale premio per la IX edizione del Concorso “Parole e Poesia”. Sono grata particolarmente alla giuria e all’organizzazione del premio in quanto hanno decretato la vittoria della mia prima raccolta “L’oltre me” edita da G.A. Ed. Quindi non di un testo particolare ma del modo di scrivere nel suo complesso. E questo, ovviamente ha un suo peso.
Dedico a tutti voi “briciole di Roccia” una delle poesie inserite nella nuova raccolta 


Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.

mercoledì 14 giugno 2017

L'ultima maschera


L'ultima maschera


Quel vecchio ha comprato un mazzo di fiori

e ora veglia la propria salma
come tutti i vecchi.
Il vecchio.
E la morte.
Sorpresa, è sorpresa, è sorpresa!
O no?
Una maschera vaga dal suo volto alla salma. 
Il vecchio lascia che scorra.
E' una maschera morta
tagliata in mille pezzi  
prima e dopo essere stata indossata.
Menzogna, è menzogna, è menzogna!
O no?
Maschere, maschere, maschere.
Sanno sempre aspettare le maschere,
gettano gli orizzonti dietro le nostre spalle
non indossano i nostri disastri.
Fuga, è fuga, è fuga!
O no?

lunedì 12 giugno 2017

avida diva





AVIDA DIVA


AVIDA DIVA

Cassetti
memorie, foto
            e naftalina
                    nel maglione, 
applausi sbrilluccicanti.
                            
       Il colore rosso 
stava bene con i miei capelli.

 Reggiseno strappato
     da avide mani
di desiderio
      ad aggrappare lo schianto

rotonde finezze
            tatto fiorente
come chiavi girate
             nel possesso

                                           Brusco poi è stato il risveglio,
                      avidi di me soltanto gli anni
                                              a strapparmi di dosso
                                                   il rosso dell'anima,
                                     l'applauso scrosciante
                                                 
                                                        Ora io non posso
                                     che spazzare via il ricordo,
                                                                 spezzare.
                         Non ho più monete                                                                                                                                                                  da scambiare col tempo

                                                   Quel tempo che non posso
                                                        comprare
                                       nemmeno in un cassetto