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venerdì 30 settembre 2016

LO SCAVO DELL'ANIMA


LO SCAVO DELL'ANIMA

Stava camminando tutto solo
sulla sua anima
trasandata e incolta.
Non cercava fanfare.
Non pensava nemmeno
che un’ ape potesse scambiarlo
per un fiore.
Non era adesso per lui questione di miele.
Avrebbe preferito piuttosto
trovare una vanga
per scavarsi dentro.
Gli sembrava di ricordare
che glielo avessero raccomandato
una volta, così,
parlando del più e del meno.
Ma poi aveva scoperto
che aveva l’ anima sottile, sottile
come un velo.
Un' anima fragile.
Difficile da scavare.





LA PORTA DEL SOGNO

LA PORTA DEL SOGNO 

Non voglio entrare nel tuo sogno.
Vorrei che entrassi tu nel mio.

Mi piace sognare:
con gli occhi non fermarsi,
e invece andare.

E' possibile il sogno?
Un luogo tutto mio
in cui in segreto
amare?

I miei sogni infantili:
porte spalancate di memoria.
Ad ogni compleanno
mi facevo gli auguri
per l'anno successivo
e trovavo il biglietto
di quello precedente.

La porta del sogno
così mai si chiudeva.

Delirio di gioia l'accompagnava

E venne poi il tuo giorno.
Mi ubriacai nel sogno!
Avevo gli occhi aperti,
li lasciavo andare.
Tu li attraversasti,
per questo entrasti in me.
Rapido, con un chiodo d'amore,
mi conficcasti il sogno
in cuore.

Non entrai io nel tuo sogno
Entrasti tu nel mio.

QUELL'ORA

QUELL'ORA

Quando giunse
quell'ora
mi carezzasti il volto
coprendolo di briciole
d'amore.
I miei capelli
ti cercarono
avevano sete di languore.
Ne facesti una corda
ti arrampicasti su su
fino all'anima
e gocce di stupore
stillarono gli occhi tuoi
spogliando i miei

giovedì 29 settembre 2016

Porno aforismi

Il problema fondamentale
dello spazio è:
dove l' hai messo?

Il problema fondamentale
del tempo è:
quando vieni?

Il problema fondamentale
della qualità è:
quanto è duro?

E IO ERO LI'

E io ero lì
quando venne l'inverno
e tu cercavi il sole.
Ricci i capelli,
occhi grandi e pensosi,
turgide le labbra,
scura la pelle.
Avevi tutte le età
e tutte le stagioni,
e tutte le fatiche
e tutte le paure.
Avevi un passato da cancellare.
da dimenticare.
Ma non avevi i denti
per azzannare
la vita.
E fu la vita
ad azzannare te.
E io ero lì.
Lasciammo fare.

IL PRATO

IL PRATO 

Il prato era il mio vestito
quando mi rotolavo li
calda di sole.
Verde era la speranza
e tesseva i suoi fili
il destino.
Una parola colse
sopra un ciuffo d'erba
la mia anima bianca di bambino
e recitò il suo verso:
"non è ancora l'ora
delle conchiglie in fiore,
ma tu fa presto,
vai in cerca di quell'ora".
Iniziai così
il mio viaggio
e dura ancora.

cuore lungo

CUORE LUNGO

Chi conosce il mio cuore?
Ho un cuore lungo:
per conquistarlo tutto
si deve camminare tanto.
E a  sera, mi guardi
e dici ancora?
Chi arriverà alla fine?
Io stessa dove mi fermerò?

L'APE, IL FIORE, IL VENTO

L' APE, IL FIORE, IL VENTO

L'ape vola.
Vorrebbe raggiungere
laggiù
quel fiore
che l'aspetta,
suggerne il sapore
delicatamente,
con amore.
Il vento soffia,
trascina l'ape
dove lei non vuole.
È il fiore?
Nessuno ne seppe
più nulla.
Nemmeno l'amore,
poiché non fu
mai più baciato.

LE SFINGI DEL SILENZIO

LE SFINGI DEL SILENZIO

Ho dinnanzi a me un fragore
di rabbia, di dolore:
é la mia parola.
Le guardo dentro in gola.
Scorgo suoni pronti a piombare
come saette
sulla ambigue complicità del giorno,
e a sventrare
le sfingi del silenzio
ostinato e balordo,
che impietrite lassù, 
dinnanzi alle piramidi
dei discorsi inutili
sovrastano
il lamento disperato
di chi é
solo e inascoltato.



GRANDONNA

GRANDONNA 

Aspiro sempre ad altezze non mie.
Non rinuncio: i grandi
hanno sempre
gli occhi così vicini
al cielo e così
lontani da me.
Vorrei rubare loro lo sguardo:
chissà cosa c'è dentro.
Lo specchio mi suggerì:
alla tua altezza fai indossare i tacchi.
Cercai tra le mie scarpe.
Tutte troppo basse
non bastava.
Ma tra quelle eleganti..
un paio poteva andare.
Lo indossai.
Adesso sì. I miei occhi si sollevarono,
il mio sguardo
sfidò il sole dei grandi.
Sollevai il capo,
finalmente qualcosa di singolare per me,
di mai provato, di bruciante:
.... caddi.
Caddi dalle mie scarpe!



mercoledì 28 settembre 2016

IL MIO LUI

IL MIO LUI

Sola abitante della città di Utopia
giro per i suoi vicoli deserti.
Tutto m'accoglie e
tutto mi respinge
come se la grande città,
dopotutto, di sé poco sapesse.
Vado cercando lui.
Mi ha dato appuntamento
per stasera, dietro l'angolo,
lì, sotto il lampione.
È tanto che l'attendo
e lui lo sa.
Non l'ho mai visto.
È per questo che son qua.
Mi diverto a forgiarne
le fattezze
il corpo snello e audace
la mente vivace.
In Utopia anche questo
è un gioco da ragazzi:
immaginare per chi
diventare pazzi.
E da lontano vedo
la tua sagoma sfocata,
poco attraente
certo assai sciupata.
A vent'anni non t'avrei immaginato.
A trenta anche se c'eri non t'avrei guardato.
A quaranta, "lui" era la pienezza virile
che si fa persona e a me porge
innamorato, la corona.
A 50 le tempie sono grigie, affascinanti
immagino le mie dita accarezzanti
A 60, ecco,  di colpo, non so
cosa accade: mi trovo
inaspettatamente accontentata.
Tu non sei lui,
non lo sei mai stato
e adesso per giunta sei stempiato,
ma mi sorridi:
prendimi sottobraccio
facciamo insieme
quel che resta del viaggio.

INSIEME

Mettiamo insieme i nostri suoni
e le nostre voci
e i nostri nomi.
Pronunciamoli anche al contrario.

Mettiamo insieme i pensieri
e i desideri
e le gioie
e i dolori,
scandendoli nella parola franca
e la menzogna
dovrà sopportare tacendo.

Mettiamo insieme il passato
e il presente
e il futuro
a riposar nel letto delle nostre ansie.

Mettiamo insieme le profondità
e le altezze:
calde alla nostra luce.

Mettiamo insieme il sole e la pioggia
il nostro arcobaleno,
pluralità di colori
unira' il cielo e la terra

Regaliamoci la bella notizia
dinnanzi a una lastra
lucidata a specchio
che rifletta le nostre verità
e la gioia di stare insieme
nella diversità..

STRADIVARIO

STRADIVARIO

Come uno Stradivario
era il suo nulla.
Non era un nulla qualunque.
Era un nulla di razza, a tante stelle
Come gli stava addosso?
Come la tuta ad uno sposo
e l' abito di gala ad un fratello
che uccide il fratello.
Ma sempre lui lo accompagnava:
e il suo nulla suonava
e il suo nulla rideva
e quelle risa riecheggiano ancora
come ghigni sardonici
mentre brinda ai suoi sbagli.
Ogni sorriso ha tolto alle sue stelle.
Sola gli resta e forte
la certezza di sbagliare
anche
la morte.




POVERTA

Povertà

Non sono mai le stesse
le foglie degli alberi,
eppure si, erano le stesse,
quelle che mi accolsero
festose, quel giorno
a salutarmi in te.
Non avevi nulla,
ma le foglie allegre
e svolazzanti
ti prepararono
per me:
furono il nodo al cravattino,
la camicia che indossasti,
furono il pantalone nuovo
ed i calzini.
Ed io giunsi.
Ma avevi fame
e sulla tavola non c'era nulla
nè cibo, né bevanda,
Non avevano ancora imparato
a preparare la minestra
con l'ombra degli alberi secchi
Fu allora che anche le foglie
ci lasciarono.


SENZA FEGATO

SENZA FEGATO

Sudici, logoranti stenti
gli avevano ridotto
in pappa
il fegato.
Allora lui, sfinito,
l'aveva gettato,
in una notte di tempesta,
dietro il mondo.
Non chiese mai sue notizie
e non lo rimpianse mai.
Ignorò finché visse
che fine
avesse fatto.
Ma a chi gli diceva:
"Fatti coraggio"
rispondeva sardonico:
"stupido, non vedi?
Sono ormai senza fegato".
Così. ebbe pace.

LA VITA MORALE

LA VITA MORALE

Una vita morale cos'è mai?

E' qualcosa che ti fruga nel taschino
per controllare fin l'ultimo centino?
L'occhio del "tu DEVI" allora,
come sai,
ti scruta da una scatola
ben confezionata.
E chi oserebbe aprirla?
E' già pre-data!
Ci cresci dentro
con un po' di noia:
pieno di mille scrupoli
e in fondo senza gioia.

Oppure come il thè verde del mattino,
svolge sui fianchi dell'anima che viaggia
un'azione antiossidante,
tonica, drenante,
perché usa,
l'imperativo categorico kantiano
solo in autostrada,
come un convincente invito
ad andar piano?


















domenica 25 settembre 2016

questioni di verità

Non è di me
che hai bisogno
Morte
e non sei vera.
Se fossi vera tu
sarei vera anch'io.

sabato 24 settembre 2016

INGOMBRANTE COMPAGNO

INGOMBRANTE COMPAGNO

Con chi ti accompagni
sulla strada della tua fatica
anima mia?
Con chi ti accompagni?
Il tuo fianco disegna
figure ignoranti,
inutili eventi,
vacuità emergenti
nell' ombra di squallidi scarti.
Anima, dolce anima
con chi ti accompagni?
Nella borsa hai
vestiti procaci,
parole mordaci.
Tra le labbra fischietti
antichi passati sfregiati,
lontani, svaniti nel nulla.
Sul sentiero alla fine
c'è un palo che mi somiglia:
non vedi, non vedi?
Sta attenta!
Ahhhh, ci sbatti, ti rompi,
sei a pezzi, ti abbatti!
Con chi ti accompagni
povera anima, forse perduta,
come faccio
a levarmi di torno?

L'ORCHESTRA

L'ORCHESTRA

Tu sei
il pianoforte che suona in me
dolce canzone.
i tuoi tasti incendiari
premono
sul mio ventre piatto
mentre mi suoni
in vorticose armonie
non di soppiatto.
Tu sei
il violino che suona in me
dolce canzone.
Come unica corda
tutto il mio sesso
sotto il tuo arco è teso:
e assorbe
profondamente il tocco
quasi fosse dolce pendio
scosceso
Tu sei
magica orchestra che nel mio corpo
ogni strumento assesta
e in gemiti di musica
divina ogni dì,
nuova mi desta.








VITA RUBATA

VITA RUBATA

Come crema di fiele spalmata
sul Non Sto Bene,
ho vissuto una vita non mia.
Di chi fosse, purtroppo, non so.
Lì dietro un muro grigio dell'anima,
una sera d'autunno,
mentre scendeva il buio
l'ho udita singhiozzare disperata:
"Su un tempo non mio ho lasciato parole,
che ne incontrano altre, 
senza un vero autore.
Ho rubato anche il tempo
al fuggire del tempo,
e pensieri e sorrisi e carezze,
persino un amore".
"Da dove sei entrata in me?"
chiedo allora angosciata,
"Molte porte tu hai,
come Gerusalemme,
-mi risponde turbata-,
era aperta quel giorno
la Porta della Speranza.
Era parata a festa.
E la Porta della Gioia si vedeva in lontananza.
Ma si chiusero tutte non appena io vi entrai.
Non si riaprirono, tu lo sai".
Chinai il capo annuendo e le presi le mani:
avevano il colore,
delle mie catene.















venerdì 23 settembre 2016

DESIDERIO D'AMORE

DESIDERIO D'AMORE

Amore abita a casa mia,
non so bene in che stanza,
non so bene chi sia.
Mi attende in angoli segreti:
spera che io giri nuda
con i capelli al vento
per sfiorarmi i seni,
prendermi in braccio
e poi adagiarmi.
Un'alcova di musica mi ha preparata,
piena di momenti conturbanti,
di baci sognanti.
Alle onde ha chiesto in prestito
le braccia per cullarmi dolcemente,
attendendo ch'io mi apra a lui
impudicamente.
Con la mano mi solleva i capelli
sull'orecchio sussurrando:
"Avrai di me ciò che mi darai di te
avrò di te ciò che ti darò di me
e inventeremo il mondo
dolce amica, sorella,
nuda sotto di me, come sei bella,
occhiridenti, casta monachella!"
Amore ancora ignoto
abiti a casa mia,
non so bene in che stanza,
ma non credo ormai
ch' abbia importanza.


ESEQUIE

ESEQUIE

Onorevoli esequie
ho fatto
alle mie aspettative.
Si sono spente per via dell' età.
Erano ormai esangui,
lacrimose, toccanti.
Piene di piaghe dolorose,
raccapriccianti.
Dinnanzi a loro
passavo di frequente,
abitavano in un cantuccio rotto
della mia mente.
Bastava svoltassi
e ci cascavo dentro
a salutarle affranta.
Le ho sepolte
nel cimitero delle Certezze,
in via della Speranza Assurda.
Le ho ricoperte di
parole secche, inarticolate,
senza suono.
E adesso lucido
la mia stupidità
che mi sorride sdentata
dagli sguardi del gatto
raggomitolato sul tappeto.

mercoledì 21 settembre 2016

IL RAGNO

IL RAGNO

Pioveva
Il nido del ragno era
sotto l’acqua.
Nulla lo riparava.
Timida ma decisa
la tua mano fu rifugio
e il ragno fu salvo.
Ma la tela
strappata, sanguinante
fu distrutta.

martedì 20 settembre 2016

SENZA NOME

SENZA NOME

Ha vagato a lungo
il mio corpo
per fangose strettoie
d' acqua e di vento.
Cercava un nome.
Alla fine ha trovato
qualcosa che somigliava
a un flusso vivente:
un abisso d'anima
immensamente a pezzi
e superficie pazza di dolore.
Ma non aveva nome.

domenica 18 settembre 2016

ASSISI


ASSISI


Di squarcio in squarcio
sui dolci pendii
Assisi s'offre allo sguardo:
come eternamente sospeso
è il tempo e il suo colore,
tra gli archi medievali!
Ed è un non-tempo
che di te
si ostina a domandare:
il giovane Francesco
ti scruta in fondo
tra lampi incendiari di dolcezza
e ti confonde col
Cristo sofferente e innamorato.
Come può uno sguardo
incrociare insieme
il volto tuo quaggiù
e lassù quella croce?

martedì 13 settembre 2016

SPIRITO LIBERO

SPIRITO LIBERO 

Era uno spirito libero
non si lasciava condizionare
da ciò che pensavano gli altri,
da ciò che dicevano.
Era soltanto se stesso,
voleva essere soltanto
se stesso.
Non basta forse?
Unico problema:
viveva,
e non viveva solo.
Robinson Crusoe
era lontano,
nelle pagine di un vecchio libro
d'infanzia.
Lui invece
viveva nella città degli uomini.
Ci visse male:
non riuscì mai a liberarsi
della sua libertà
e così si sfracellò
contro la libertà degli altri.

OGGETTI SMARRITI


OGGETTI SMARRITI

L'ufficio "oggetti smarriti"
è pieno di me.
Ci sono molti pezzi.
Mi ha trovato là
mio figlio ieri.
Ma non è stato facile
riportarmi indietro.
Pare non avessero
la descrizione esatta
dei vari elementi.
Nessuno gliel'aveva fornita.
Alcuni di essi poi sembravano
più malconci del previsto.
Allora io ho detto
che quelli era meglio
lasciarli la' nella sezione:
"oggetti per sempre smarriti"
Oppure venderli
su "e-bay".
Certo, non è stato bello,
e non so se riuscirò a contentarmi
di un resto di me.
In fondo però, non è che sia
cambiato molto:
a pezzi sono sempre stata.

HO SETE

HO SETE 

Ho sete.
Nessuno più ricama
sulla tovaglia della mia vita
una gioia, un dolore
un sorriso, una carezza.
Nessuno più chiede al cielo
di me.
Eppure pulsa ancora il sangue
nelle mie vene.
Lo spirito non tace,
graffia, urla,
poi, singhiozzando, 
implora.
Ho sete.
Si è rovesciata la mia coppa
lungo il percorso,
la rugiada della foresta
non può più riempirla 
e il mio canto amaro
si perde, solo, nell'aria.
A un goccio d'acqua
ora
è legata la mia vita
ma nessuno ha sete di me.

sabato 10 settembre 2016

FOLLIA

FOLLIA 

Oggi l' hanno
ricoverata
in una clinica
di ordinaria follia,
insieme al suo cane
che ululava in lei
senza pietà
e al suo amato
nido di vespe
in bocca.
Nella sua
cartella clinica
hanno scritto:
"ferma per manutenzione ordinaria".





venerdì 9 settembre 2016

IL VESTITO DISABITATO (assorta dinnanzi a A. Kiefer: Vestito da sposa 1999 Bronzo)


IL VESTITO DISABITATO
( dinnanzi a
A. Kiefer: Vestito da sposa 1999 Bronzo)



E il vestito disabitato
sta in piedi,
senza un corpo,
trafitto da sottili lame di vetro.

Solo un'anima veglia la sua ora,
disabitata anch'essa, ormai
ed asciutta.
Ma forse di sangue
resta ancora nascosta
una goccia
dietro la piega lassù,
del seno.

IDENTITÀ SELVAGGE






IDENTITA' SELVAGGE

Identità selvagge
che mi scavate dentro,
sfinge dai mille volti
io sono
e mille e mille suoni.
Ogni volto in me
ha una sua storia
un suo perchè,
una grazia ricevuta,
un peccato da espiare,
un ricordo,
tenero o amaro,
cui guardare.
Ha un suo filo conduttore
che lo assorbe altrove,
in un passato
o in un desiderio inconfessato
e viaggia senza gloria
verso una speranza
che in lui non ha parola.


giovedì 8 settembre 2016

QUANDO PARLI D'AMORE


QUANDO PARLI D'AMORE

Quando parli d'amore
la tua voce cambia.
Non affastelli più
le parole
quasi avessi fretta
di finire.
Quando parli d'amore
raccordi antico e nuovo.
La tua voce crea
atmosfere argentee, sussurrate,
misteriose, appassionate.
Accarezzi le parole
una per una,
non ne dimentichi
nessuna.
Quando parli d'amore
la tua voce
canta
e io la sento
in me
rabbrividente. 

mercoledì 7 settembre 2016

IL VOLO DEGLI ANGELI


Come un sasso in catene
gettato
in uno stagno,
l'anima mia pesa
sul respiro degli angeli.
Fuori da ogni sussulto,
giace ora assurda,
immobile e stanca
come la tua
e gli angeli
non possono più volare.
Vieni fratello,
apriamo la porta
all'orizzonte.
Facciamolo entrare:
che si mostri.
Spezziamo le funi che ci incatenano:
con un sorriso ribelliamoci
al fato
stringendo le nocche
fino a farle bianche
e poi sferriamo
il pugno.
Che gli angeli ricomincino a volare

HA SCRITTO LA STORIA


HA SCRITTO LA STORIA


Lascia che il mio verso
accarezzi la tua stanchezza
che ti dia ancora un attimo di ebbrezza,
anche se tarda ormai
è la nostra ora.
Ricordi quando affrontammo
il mondo?
Volevamo cambiarlo,
migliorarlo.
Volevamo scriverne la storia.
Lui di noi si fece beffe.
Ci ignorò, quasi,
andò per la sua strada
a distribuire sguardi
ad altra gente
e non passò da lì
dove vivevamo noi il nostro presente.
Lo chiamammo,
ma non ci ascoltò.
Forse non avevamo le parole adatte.
Forse cantavamo stonando
le sue canzoni.
Ci piaccia o non ci piaccia, andò così:
che farci, dolce amore!
Ti offro ora il mio verso.
È forse solo un fiore stanco,
ma, non ridere,
ha scritto una sua storia:
la nota giornaliera della spesa,
quella che si straccia
e non incide mai la memoria.



E TU VENISTI

E TU VENISTI

E tu venisti a me senz'anima,
L'avevi lasciata indietro, nel tempo
degli arcobaleni
dove labbra mendaci
baciano i fiori aguzzi
delle rocce.
Una smorfia era il tuo sorriso.
La tua ferita sanguinava ancora,
non aveva finito la sua corsa.
Seguii la scia del tuo sangue,
e mi stesi con te
sul letto del dolore.
Ti volevo tenere compagnia
mentre lontano, nel tempo
degli arcobaleni,
la festa continuava ancora.
Ma anche lì ora era notte.

DOMANDA

DOMANDA

La vita che mi ospita
mi vuole?
La domanda
è solo una lama di luce
che mi trapassa l'anima.
Mi regala un foglio
e un sospiro.
Sul quel foglio
tratteggio
un punto,
una riga.
Lì sopra nessun altro
può più scrivere.
Nel sospiro,
vedo calar le ombre
e calano
le palpebre sui miei occhi.
Che inganno sei tu, vita,
che magnifica, esuberante
trappola!

martedì 6 settembre 2016

SETE DI VITA

SETE DI VITA 

Lassù, in fondo,
oltre l'impensabile,
oltre l'impronunciabile,
oltre l'impossibile,
ho conficcato un chiodo
a colpi di Fiore del Nulla
e vi ho appeso
la mia sete di vita.
E' lì che impasto
la mia farina
con l'acqua in cui ogni giorno
nuoto.
È lì che mangio
il pane delle rocce.
Tu, solo tu,
sai dov'è quel luogo
e mi raggiungi
rotolando sopra i barili
di vento che
veloci solcano
contromano il mare dell' affanno
verso la mia anima randagia


sabato 3 settembre 2016

POETA INFELICE

POETA INFELICE 

Infelice poeta, quale il tuo destino?
Girovagando vai tra le tue rime
in cerca di parola e di poesia,
sillabando il silenzio,
l' armonia.
Vorresti catturare il mondo
e i suoi abitanti.
Vorresti imprigionare i sentimenti,
suscitare emozioni, immagini
che di te vestano gli altri,
precipitare ed innalzare
persino Dio.
Dov'è invece l'interlocutore che cercavi?
Fuori campo l'hai posto
nella lontananza, 
forse proprio per la tua presenza.
Fermati sull'orlo dell'abisso!
Ombre fugaci afferri
strappandole al tuo cuore
e scavando, incontri 
sempre e soltanto,
a far da schermo,
il tuo ridicolo "io".
Posa la penna e taci.





IMPRESSIONI

IMPRESSIONI 

In un territorio lontano dello spirito
dentro un attimo eterno e
inconsistente,
mi sono data appuntamento amante.
E non so di me,
come se non vivessi.
Accidentato è quel terreno
e viscido al contatto.
Un urto tra rumori,
un bisticcio di echi lontani,
un bighellonar di voci
ha prodotto
quel luogo
dove mai la parola 
deve essere pronunciata.
Selvagge e solitarie
ti lavorano dentro,
ti scavano nel fondo
le impressioni.
Memorie degli dei che vengono alla luce
sono le impressioni degli uomini.
Ma gli dei ricordano?




CHAGALL


A MARC CHAGALL


Eri seduta sull'orlo della vita
come su una clessidra.
Era così che amavi.
E venne un tempo,
non ti mosse.
Vennero due tempi,
li guardasti impercettibilmente.
Vennero tre tempi.
Volgesti la testa, sdegnata:
da dove nascevano
tutti quei tempi?
Da un inizio?
Da una fine?
Da una tua ferita, forse?
Chi cominciò a contare
e a misurare?
Allora tu cantasti.
E poi venisti giù:
quarto tempo.
Cogliemmo more e mandorle
dall'orlo della vita, dolci di sole e amare
e le poggiammo sull' orlo della clessidra.
E la clessidra continuò a contare.
Inesorabilmente.
Ma noi volammo via,
tenendoci per mano.
Gli angeli non sono a tempo.