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mercoledì 31 agosto 2016

TU


TU 

Non saprò mai se mi hai amata.
Non importa!
Ricordi?
Nella notte, saltavano le mie parole
dentro il limpido stagno delle tue mani
e tu le imbalsamavi.
Costruivi il loro senso coi tuoi baci,
sensi diversi, accesi
da grappoli di contatti
avviticchianti.
Ricordi? 
Le prelevavi ebbre
dalla mia bocca
con la tua ansia calda,
prima ancora che fossero state
interamente pronunciate
e a me, impietrita dall'amore,
restava sulle labbra
il tuo respiro.
E allora io,
altrove tra le tue braccia,
sussultavo delirante
e mi svegliavo
come davanti a un sogno











domenica 28 agosto 2016

LANCINANTI PROMESSE SENZA VOLTO

LANCINANTI PROMESSE SENZA VOLTO

L'alba rincorreva il tramonto
saltando il giorno.
Il tramonto rincorreva l'alba,
saltando la notte.
E sempre, sempre
tempo indeciso, ondulare,
Lancinanti promesse senza volto
cercano il loro chiaro suono,
ormai non in me,
eppure ancora in me!
Resto in attesa
ebbra ancora di raggi di sole,
ebbra ancora di stelle:
ora più che mai
appesa alle loro splendenti liane
evanescenti.
Vago come sospesa
tra promesse che cercano un volto
coperte da chi
inghiottì il mio futuro, lo sorseggiò
dal calice dei miei desideri,
dicendo sempre: "aspetta, non ancora".
Lancinanti promesse senza volto
a stravolgere i destini,
bussano con violenza
alle porte del passato.
Nessuna rinuncia al suo volto.
Chiedono di se stesse
a tutti gli ululati infami di dolore
e sfumano, dissolvendosi nel buio cupo
di ogni mancato amore.





sabato 27 agosto 2016

LA STELLA FILANTE

LA STELLA FILANTE 

Ho messo una stella filante
sul trono.
Sarà lei a governare 
il mondo.
A sfogliare le pagine
del grande libro del tempo,
a decidere le sorti.
Apparteneva a un mio amico
che viveva per strada.
La faceva vedere alla gente
che passava.
La brava gente sorrideva
dinnanzi alla stella.
Gli altri la guardavano 
infastiditi.
Poi me la regalò 
in una notte buia in cui soffriva
ed io non riuscivo più 
ad aiutarlo.
Me la regalò, mi disse,
perché aveva deciso
di amare tutti.
La stella filante non gli serviva più. 
Allora l'ho messa sul trono
a governare: 
oggi il tempo del mondo 
è il Carnevale.

venerdì 26 agosto 2016

M'INNAMORAI DEL MONDO

M'INNAMORAI DEL MONDO

Pizzichi ormai l'autunno
con movenze aggraziate,
attimo eterno d' estate,
ora al tramonto.
Ma a te non rinuncio:
ancora voglio toccarti,
stringerti tra le braccia,
emblema tu del tempo
e della luce.
Voglio soltanto vivere!
Non è forse questo?
Forse non basta e c'è dell'altro?
Si, voglio vivere!
Non sono io che parlo,
io che grido,
io che guardo.
I tuoi attimi intensi
che io amai
godono in me parola
come d'inizio,
come d'aurora,
Dolce attesa vibrante
copre ora il mio canto.
Attesa di me
dentro il tuo manto.
Mi guardo attorno,
qui m'innamorai,
m'innamorai del mondo.
Qui, dentro il tuo sguardo,
mi sono data appuntamento amante.






SALUTO

SALUTO

Quando mi saluti,
con quel gesto leggero della mano,
è lì che la tua presenza 
d'un tratto m'assale,
quasi solo allora ti vedessi.
Tutta lì si condensa la nostra appartenenza:
proteggi nel tuo sguardo 
il tempo che passammo insieme,
le cose che ci raccontammo 
e le promesse assorte nel futuro,
che come bandiere allegre sventolammo.
Ed il mio ieri e il tuo domani
ed il tuo ieri e il mio domani.

L'oggi, dov'è quest'oggi?
No, non cercarlo!
Lascia che vada lui in cerca di noi.
Ci troverà domani
e sarà l'ieri.

martedì 23 agosto 2016

FUGA





FUGA
-E se finalmente
smettesse di pioverci addosso?-
-È un sogno?- 
Mi chiedi
-Forse-,
rispondo:
-non credo accadrà, ma lo spero,
al levarsi del vento-.

E al cerchio di fuoco
che il vento ogni giorno compone,
chiedemmo
la fuga da questa manciata di terra,
balzandovi dentro,
soffiando, soffiando,
cercando a tentoni
il sospiro
che spinge con forza
sull'uscio del giorno
la sete di vita,
la voglia d'amore.
Pregasti con bocche di fiamma,
scrivesti con righe di acqua,
quell'ora divina!

A zampette conserte,
un topino su un ramo
guardava curioso
la scena.
A tratti sporgeva la testa
in saluto.
Fu a lui che lasciammo
l'ultima traccia di noi.












LA STATUA

LA STATUA 

L'espressione della statua
era arcigna.
come di chi non ha digerito bene.
Cavalcando la sua età
aveva attraversato il tempo
con fragore di tuono
poi alla fine, stanca,
era finita lì, sulla panchina del prato, 
come un airone,
quasi planando dolcemente dopo il volo.
Davanti a lei ora giocava la memoria,
gli sguardi che aveva visto dare,
le parole che aveva udite,
le confidenze sussurrate,
i segreti innanzi a lei svelati.
La vita le era passata davanti 
in tanti luoghi,
come se lei non ci fosse stata.
e non l'aveva cambiata 
se non per quella crepa
quasi invisibile, ingiallita lì sul cuore.
Aveva un lato vivo
e un lato morto, la statua.
Il lato vivo
non aveva imparato nulla dalla vita.
L' altro lato era morto
perché non aveva insegnato nulla alla vita
Allora si alzò dalla panchina
e per miracolo pianse, pianse
come solo una statua 
può piangere. 




lunedì 22 agosto 2016

NEVE


NEVE

"Quanto ti conosco?",
chiese quel giorno
voltandosi verso di me,
mentre camminavamo
veloci e gelati
in mezzo alla neve.
Era a me o a se stesso
che lo chiedeva?
Mi alzai il bavero del cappotto
e lo strinsi addosso
in cerca di calore.
"Non so. Poco forse.
-risposi, dopo qualche istante-
ma per quel che dobbiamo
fare insieme
è più che sufficiente".
Eravamo diretti in tribunale
per l'istanza
di divorzio.

DESIDERANDO

DESIDERANDO

Arriva la notte al tuo corpo e al mio.
A lungo attendemmo
nel giorno il momento,
con sguardi e parole,
con gesti accennati,
sfioranti quell'ora.
Desiderando.
Bagliore di azzurro
la tua vicinanza
adesso mi desta, ci desta
alla veglia d'amore.
E canto per te la mia ninna nanna
con note di fiamma,
La bocca disegna un cerchio di fuoco
baciando il tuo volto.
Volteggia il tuo corpo sul mio
e sfoglia la pagina bianca
che insieme scriviamo,
che insieme leggiamo.
In quest'ora.


domenica 21 agosto 2016

IL GELSO

"L' albero
delle amicizie estive".
Così l' ho sempre chiamato.
Agosto, attorcigliato al gelso, era piantato
dentro la mia mano
e la tenevo aperta.
Le sue radici, intricate tra i capelli
adescavano
selvaggi progetti di gioventù
e bellezza.
Lì nascevamo ai giorni e all'amore:
figli dell'uomo ignari ancora
di paesaggi amari,
pronti a spiccare il volo
verso quel filo d'erba
cui era legata
la mia, la tua, la sua,
la nostra vita.
Ora, chiusa la mano,
le radici del gelso
tra i capelli
mi attraversano sempre la memoria.
Altra canzone cantano
le fronde
e le amicizie estive,
in queste ore scatenate,
nuotano contro mano
nel mio cuore.

INVITO A CENA


INVITO A CENA

Ho pesato l'universo
sulla punta delle dita.
Non ne ero abituata
e un'unghia maldestra l'ha bucato.
Allora ho raccolto tutta la sua gloria.
Il suo peso
era quello di un sospiro
La sua gloria,
inconsolabile
aveva
le dimensioni
enormi
di una lacrima asciugata
sul viso di un bimbo.
Ho tirato un respiro di sollievo
e ti ho invitato a cena:
ora potevo
affrontare la vita.

SPECCHIO

SPECCHIO

Lo specchio oggi
rimanda un'immagine
diversa da quella
di ieri.
Inquietante.
Ma io non sono
la stessa?
Un Dio si diverte a
scambiare sembianze,
gettando improvvisa la sorte?
Intuisco:
un sorriso, una lacrima,
forse uno sguardo, un sospiro,
un nulla è svanito.
Un giorno
è passato
e ha rubato....ha rubato
qualcosa,
qualcosa di me.
Lo specchio
sapeva, sapeva...
e non tace, non tace....
Come un' eco che niente
trattiene per sé.

TU VIENI IN ME

TU VIENI IN ME

Tu vieni da lontani orizzonti.
in me
e non dicevi nulla.
Era distanza in me
e tu venivi.
La pioggia in me ti colse
insieme al vento
e tu venivi
Poi fu burrasca
e poi, improvvisa,
bruciante l'arsura
e tu venivi, sempre venivi.
Ma dove andavi
se io non c'ero?
E mi sembrò che sorpassassi Dio!
Vago era il mio orizzonte
e tu cieco vagavi
E vennero le albe
di un non-giorno
in me.
Tutte ti circondarono
di rosa
e ti vestirono di soffio.
Fu allora che riconobbi il tuo nome:
lo rubai, scavando,
ai miei lontani orizzonti
e ti chiamai.

PARLAR CHIARO



PARLAR CHIARO


Le mie cianfrusaglie mentali
volevano affollare
anche la tua piazza
e parlarti chiaramente
Ogni cosa vi era imbrigliata
e ogni discorso.
Tu stavi a guardare
curioso e tenero
pronta la mano alla carezza,
la bocca al bacio,
poco interessato
alle mie favole.
Portato a rotta di collo
alla sua conclusione,
ogni barlume di verità
si riconosceva solo
nel sorriso dei bambini.
Allora tu mi hai detto
che per te andava bene.


venerdì 19 agosto 2016

IL PULCINO

PULCINO

L' errore è sul ciglio della strada
perché non lo eviti?
Comodo asserire
di essere un pulcino
per fare la tigre
e volare come le aquile:
fummo bocche avide,
fummo mani rapaci,
fummo occhi invisibili.
E gli errori non li evitammo
solo scaraventammo
altri sul ciglio della strada.

SILENZIO IN BIBLIOTECA

SILENZIO IN BIBLIOTECA

Ho messo il pallottoliere
in biblioteca.
Così posso contare
più facilmente,
nei ripiani vuoti,
i libri che non ci sono
e dividere i loro punti
dalle loro virgole.
Chi verrà a leggere
troverà tutto in ordine
e ci sarà silenzio.
Non ci sarà bisogno
di andare
in manicomio
per trovare i libri
né di prendere una laurea.

UN INTELLETTUALE SCOMODO

UN INTELLETTUALE SCOMODO

Ha sempre discusso
con un al di là
molto al di qua.
Ma non l'ha mai ammesso.
Forse non l'ha mai saputo
anche se
sembrava non poterne fare a meno.
Non ho mai capito se fosse
concentrato o distratto.
Non che gli importasse molto
per lui era lo stesso.
"Massimo sforzo,
minimo rendimento:
il percorso si fa
lentamente, faticosamente,
a piccoli passi",
insegnava
in continuazione
senza stancarsi.
Poi vennero a prenderlo
gli angeli.
Furono costretti a rincorrerlo
per acciuffarlo.
Tanto era veloce!


FORMICHE IN AEREO




FORMICHE IN AEREO

Le formiche si erano
accaparrate il posto accanto al mio
in aereo
e attendevano lì
il professore di matematica
per imparare
a contarsi.
Pensavano di essere
numerose e veloci a riprodursi
come
i minuti in un anno e mezzo.
e che quindi
a lungo andare
non sarebbero più
riuscite a stare
nel formicaio.
Ma volevano esserne certe
prima di decidersi
a indire il referendum
sulla loro
procreazione assistita.

La hostess arrivò
improvvisamente con
l'insetticida.
Non ne scampò quasi nessuna.

giovedì 18 agosto 2016

IO E TE


IO E TE

Forse è giunta l'ora
di contare i nostri passi
e pesare le nostre piume di cristallo
infrante.
Sono volati via i nostri giorni,
ci hanno lasciati, stanchi,
ad arrampicarci ancora
sul ciglio gelato della strada.
Impervia, la nostra 
facile vita.
Appena mormorata,
lungo sentieri di non-ritorno,
tanto ci sembrava
l'ombra nera di quella 
intravista nel sole per noi.
Un grottesco fantasma di equivoci a catena
come di chi non parla più la stessa lingua:
non a letto,
non al telefono,
non nella profondità dei nostri occhi,
non nell' anima
che quasi subito traslocammo
lontana da noi,
in un ambiguo altrove.
E fummo soltanto
immagini rapaci 
di sensi perduti,
di fiumi inariditi,
di genialità omicide d'amore.
Non più io e te.
Non più.
Io e te.

martedì 16 agosto 2016

CIELO

 CIELO

Non siamo ancora
nei pressi del cielo.
I piedi graffiati
da spine di nuvole
sanguinano
distanze infinite.
Disegnano cerchi
nel mucchio di braccia
di gambe, di bocche protese,
che urla il mio nome.
Continuo il percorso
a sghimbescio.
Si muove
un occhio di azzurro
profondo
e guardi il mio sguardo
che sfugge il tuo sguardo,
che sfugge ogni sguardo.
Ti trascino per mano
senza voltarmi.
Addito soltanto e vedi
lì in fondo
la mia tormentata sete di cielo.

VOLEVO



VOLEVO

Volevo passeggiare con te,
per la tua anima
e stringerla
in un mattino rorido di pioggia,
dopo una notte tutta nostra.
Volevo fermarmi
all'ombra dei tuoi pensieri,
lì dove è attesa
è sempre nuova appare
ancora silenziosa,
la stella del mattino.
Volevo oltrepassare i tuoi confini
per ritrovarti ad attendermi
anche oltre quelli.
Volevo volare
dentro le tue favole
non ancora dischiuse,
per gustarne in anteprima
il sogno e farle passeggiare
sulla mia anima.
Volevo regalarti un mazzo di stelle,
l’inchino del sole.
e l' eterna complicità degli angeli.
Volevo cose segrete, insensate
e nostre!

lunedì 15 agosto 2016

BRICIOLE DI ROCCIA

BRICIOLE DI ROCCIA

Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.







IL FANTASMA DELLA VITA


IL FANTASMA DELLA VITA

Mi tagliasti le unghie
perché non graffiassi.
Ciondolavano
le mani ora
da tutte le finestre aperte
delle strade vicine.
Le potevo vedere
fredde, effimere
come le loro opere,
annaspare nel vuoto.
Mi cacciasti
dalle vesti,
dalle parole.
Erano adesso le mie parole
ad indossare le mie vesti,
non più io.
E tagliasti anche
i capelli,
per farmeli inghiottire.
E fecero radici
nel mio altisonante nulla.
Dal cuore uscì
il latrato come di un cane
perché l' anima
non aveva più né gesti, né parole.
Solo allora ti guardai.

L' EROE

L'EROE

Un raggio di sole
gli aveva appena toccato un dito.
Il resto
l'aveva ignorato.
Ma lui era convinto
che l'avesse illuminato tutto,
rendendolo grande
della sua stessa grandezza.

La pioggia, una sola goccia,
gli era finita in un occhio.
L' aveva appena sfiorato.
Ma lui si era subito sentito
bagnato fradicio,
a rischio inondazione.
Sull'orlo del naufragio, insomma!

Chiedeva alla vita
solo di non essere dimenticato,
per questo era così sensibile
al sole, alla pioggia:
loro non si scordavano di lui.

A volte, di sfuggita,
pensava che
non sarebbe mai stato un eroe.
In fondo
gli sarebbe bastata
anche
una vita di seconda mano.

venerdì 12 agosto 2016

PICCOLE COSE



PICCOLE COSE


Tu sei l' uomo delle piccole cose:
dei piccoli sguardi fuggitivi
e penetranti,
quasi avessi paura
di scoprirti troppo.
Dei piccoli gesti timidi
e spudorati insieme,
che significano nulla
e quando suona il vento, tutto.
Delle piccole parole
allegre e tristi,
superficiali e profonde,
facili a ricordarsi,
facili a dimenticarsi.
Dei piccoli annunci
gridati a squarciagola
perché tutti odano
e nessuno senta.
Dei piccoli sorrisi
fotogenici,
biglietti da visita sempre
pronti all'uso.
Delle piccole scappatelle
con l'ombrello,
caso mai venisse a piovere.
E piccola cosa ero anch'io
per te.
Ma come mi facesti sentire
grande!

giovedì 11 agosto 2016

UNA DONNA (il tempo dell'attesa)

UNA DONNA

La donna che fui
è soltanto un ricordo
che non ebbi mai. 
Forse l'avesti tu di me?
Eppure non sedesti
nel mio giardino
e non giacesti con me.
La donna che sono,
attende con occhi di pietra,
al suo passato
e vede un vuoto 
di mille puntini colorati. 
Ci danza dentro furiosamente,
salta da un puntino all'altro
e talvolta canta,
ma canta come piangesse
e piange come cantasse.

IN PENOMBRA

IN PENOMBRA 

In penombra
di te stando a sognare,
la mano chiusa a pugno
sotto il volto,
rivado al tempo
dei gelsomini in fiore.
Come quando
sui prati di cristallo
a noi si concedeva
vorace il nostro sguardo.
Adesso tu,
abbarbicato agli stipiti del vento,
sbrani il tempo che vola
ma non lo puoi fermare.
Il volare del tempo,
tu lo sai,
non parla più allo sguardo
e quella parola
che solo in te ha confine,
mette radici 
adesso, muta, nel silenzio.

IL BUIO E LA PAROLA


IL BUIO E LA PAROLA 

Mia nonna aveva paura del buio,
mia madre aveva paura del buio,
Anch'io ho paura del buio.
Tutti, credo,
abbiamo paura del buio.
Il buio tace
e ci abbaglia.
E' lì che noi viviamo,
viviamo in ciò che temiamo.
Io sto al buio in me stessa
e mi dibatto
per fare luce in me
e, pazza, scuoto la testa
e getto i dadi.
E mi rivolgo a te.
Tu parli.
Ora è il momento.
Vedo infiniti spazi
brillare
tra le tue parole.
E attraversarmi
come manciata di stelle
nel firmamento.
Ecco, è il momento,
è luce!


CHIARORE


CHIARORE

Il chiarore era ancora lunare.
Dalla finestra aperta
il nuovo giorno entrò
a salutare
il mio respiro.
Di fianco a te sollevai il capo
scuotendo i capelli
e abbandonai
la notte

martedì 9 agosto 2016

IL SOLE E' INSONNE




IL SOLE E' INSONNE 

Niente sonno
nel cuore, nella mente, nel respiro.
Nemmeno il sole ha sonno lassù.
Veglia contando le ore
E quando sorge la luna, 
lui gira e continua a contare.
Ed io quaggiù intreccio
i fili dei suoi raggi
alle cascate delle mie parole
perché nulla,
nella bilancia del tempo
arrugginita di lacrime,  
si perda del mio dire.
Ma come dire
al sole
la mia pena di vivere?
E veglio e soffro.
E taccio al sole 
il mio desiderio
di dormire nascosta 
tra gli alberi della luna. 
E non sognare.







lunedì 8 agosto 2016

VOGLIO CHE TORNI

VOGLIO CHE TORNI 

Voglio che torni
l'ombra che non è mai passata
sulla pelle nuda
e non mi ha sfiorato di gelo:
l'ombra di uno zero.
Voglio che torni la pietra
che non ha mai parlato,
è ora che finalmente taccia.
Voglio che torni quel grido
che non ho mai sentito
e che continua a non insanguinare
le tue vene
Voglio che torni
ad indicarmi il cammino
il piede lucido
della statua di Faust a Lipsia:
sa dove non andare.
Voglio che torni
il desiderio che hai di me
e che nell'aria sbocci
un fiore purpureo con le ali
Voglio che torni..,
torna!
C'è da cominciare.
O da morire.

E SE LA MORTE....



E SE LA MORTE....

E se la morte si genuflettesse
innanzi a me
chiedendomi il favore
di seguirla,
non le direi forse
"non ho tempo,
torna quando
avrò
raccattato qua e là
qualche minuto"?
Cosa pensate che risponderebbe?
Semplice e chiaro amici,
guardandomi negli occhi
mi direbbe:
"ecco, appunto, non hai tempo".

domenica 7 agosto 2016

CORSA CAMPESTRE

CORSA CAMPESTRE

Ecco,
laggiù corrono veloci e paurosi i conigli:
sono tanti!
Laggiù,
laggiù corrono veloci e ardite le idee:
sono tante!
Le idee rincorrono i conigli
o sono i conigli a rincorrere le idee?
Non distinguo bene.
E canto, canto a squarciagola:
l' anima in corsa,
prosegue la sua vita.










sabato 6 agosto 2016

MARCHESANA

MARCHESANA

Andar tra cespugli di basilico
e selvaggia nepitella
a ritrovar
gli odori e la campagna,
notturni stellati
e vaga inebriante essenza
come di gioventù, come esultanza.
Il mio respiro ti beveva
e mai lo sguardo si saziava.
Tutto era gioia e ritrovato noi.

Poi fu la notte,
le stelle la inghiottirono e divennero scure.
Marchesana:
non più nostra, non più mia.
Ottusa mano ti toccò nel cuore
mischiando fiele al miele
e noi impotenti, lì a guardare,
lì a morire dentro.

A chi appartieni adesso?
Chi ti vive e ti assapora
Chi appare ancora
tra i tuoi gelsi immensi,
dove gelosi abitano
gli spiriti degli avi e dei tuoi amanti?
Ora timida e fiera ti celi
a ogni carezza del mio malinconico
sorriso,
e cadi a pezzi
nel tuo andar per sonno
Per chi sono adesso
i tuoi tramonti,
i tuoi fremiti d'amore
che solo accontentava il mio languore?
Chi si scalda
innanzi alle isole divine sospese
sul tuo mare e galleggianti
sulle onde del mio cuore?

Di nuovo e sempre torno a te,
carica d'anni adesso
e di fatica.
Senza sorrisi veri
e senza gioia.
Ma il tuo magico fascino
m'attrae nella memoria,
e lì lieve m'inchioda.
Il nostro Principe Azzurro
appartiene a un'altra età
e in te, in me, la Bella Addormentata
di promesse piena
e di sfolgorante audacia,
sogna Angelina, il forno, il pane caldo
e...
dorme ancora.

giovedì 4 agosto 2016

DESTINO

DESTINO 

Era finalmente
il momento.
Aveva messo in fila
i suoi anni,
si somigliavano tutti,
ognuno era diverso.
Come le sue taglie,
come le case che aveva abitato,
come i suoi pensieri.
Sulla banchina
di un porto inesistente.
le sue valigie erano,
come sempre,
pronte
per essere imbarcate.
Ormai erano anche piuttosto vecchie
ma lei c'era affezionata.
Sempre uguale anche la meta
(in spagnolo) "destino": 
Utopia, la grande città.
Le avevano detto che lì fanno poche domande
e nessuna questione di età,
né di bellezza, religione, sesso o altro.  
Insomma, ti lasciano
vivere in pace.
Ha preso la mancia
da dare al facchino
e lui le ha augurato
buon viaggio con uno strano
sguardo: pare che
da lì nessuno torni più indietro.
Pensò lei: che importa.
Voleva rifarsi il passato,
i suoi anni erano nelle valigie.
Mise il piede sulla passerella,
e si svegliò.

lunedì 1 agosto 2016

Da Gerusalemme a Gerico

DA GERUSALEMME A GERICO 

Gli eroi della mia
fantasia
di un tempo
non riuscivano
a sintonizzarsi l'un l'altro
e a comporre
la mia favola antica.
Errori di memoria
o
rifiuto del futuro?
Ma a me
il presente da solo
non bastava
per affrontare
l'urlo del mondo
e cominciare
la mia discesa
da Gerusalemme a Gerico

NEVE IN ESTATE

NEVE IN ESTATE 

Un po' di ghiaccio
sulle sopracciglia,
la brina sulle tue ciglia.
Eri là ad attendere
la mia impazienza
ad occhi spalancati.
Ed io,
io ora
avevo di che spalare
la neve,
anche in estate.

COME TE

COME TE

Sono uno di voi
sono uno di noi,
abito come tutti
la stessa terra.
Eguale è il sole che mi illumina
e scalda,
eguale è il modo in cui l'acqua mi bagna.
Verdi sono le fronde dei miei alberi,
verdi come le vostre fronde
e gli uccelli fanno il nido
da me come da voi
Anch'io cammino
su delle gambe
e respiro con dei polmoni
Anch'io amo, come tutti amiamo.
Anch'io soffro come tutti soffriamo
Come te anch'io faccio progetti con le ali
e come le tue, anche le mie farfalle hanno le ali
Come te inseguo e graffio le farfalle e i sogni
e guardo negli occhi sfuggenti
di chi mi sta davanti.
Amo lottare per la vita e per la pace
amo come te la vita e la pace.
E allora, fratello,
amico,
perché
tu
sei diverso?

L'ULTIMA PAROLA

L' ULTIMA PAROLA

Altamente cieco,
come Omero,
ormai solo intuitivo
è l'occhio di questa buia estate.
La parola della solitudine
è tormento.
Tragedia quella della compagnia.
Bandita l'euforia del mare,
resta sulla lingua
il sapore angosciato della paura
ancestrale
che l'arte ha di Dio
e Dio, dell'arte.
Resta nella voce
il grido assurdo
davanti al mondo
che la poesia
depone
ai piedi della morte:
"forse
l'ultima parola è mia!"