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giovedì 24 agosto 2017

una casa

Ti incontrai
quasi per caso
sulla battigia
come s'incontra il proprio
smarrimento ambulante.
Incontrai i tuoi sassi
Ti rotolavano dietro e davanti,
eri tu a rotolare
Dovevi aver fame come me
pensai, e poi l'avresti avuta ancora
e ancora, uguale a me. 
Non si abdica facilmente
a certi doni di natura
Da chi venne la domanda:
“chi sei?”
forse la pronunciammo insieme
Nessuno di noi però rispose 
A che sarebbe servito un nome:
possibilità, impossibilità 
tutto poteva venirci addosso
Per un attimo fummo ospiti
dei nostri sguardi,
del nostro ventre anche
Una casa è così 
che si mette su:
con lo sguardo e col ventre 

Ma una cosa come questa

non l’ho mai detta

mercoledì 23 agosto 2017

bambola bambina

BAMBOLA BAMBINA

Doccia adesso alla bambola bambina
ha sporcato il suo vestito.
Di chi è la colpa?
di chi

Cosa cercare in me, cosa trovare?
L'uscio di casa è aperto
m'intrufolo
anche le porte sono aperte al vento
ma la casa violenta è vuota,
lattine per terra abbandonate,
residui di cibi.
Sparso è per terra
anche il sale del mio furore,
chi se n'è voluto disfare?

Nelle latrine
il diario-del-per-sempre
dove mi bombardavano i messaggi
del mio io selvaggio
Quant'era caldo allora e rosso
il mio bel sangue!
Il diario adesso ha tutti i fogli bianchi
come se mi fossi ingoiata giorno-per-giorno,
la mia immortalità da pagina
scritta


Doccia adesso alla bambola bambina
ha sporcato il suo vestito.
Di chi è la colpa?
di chi


Ho aperto l'ombrello sperando ricordasse,
almeno lui,
quando la pioggia piangeva
e ogni goccia era l'ultima maschera del sole
che mi guardava e io lo ricambiavo
Ho aperto anche l'ombrello che
m'inventava al vento
e gli diceva che io qui ero
più furiosa di lui
ero furiosa

Il mio ragazzo (i suoi baci), la mamma, le sorelle
gli amici di un tempo amico,
quei personaggi vivi
ora sono lisci, intonacati
morti,
quasi fossero vissuti solo
nella rabbia mia
Ora sollevo polvere di calma
e mentre sfoglio la mia rassegnazione
nelle mie vene scorre freddo
un sangue bianco


Doccia adesso alla bambola bambina
ha sporcato il suo vestito.
Di chi è la colpa?
di chi



E' sua la colpa:
ha rinunciato a
rubare 
nei tubi dove scaricano i miracoli



giovedì 17 agosto 2017

frugare

Le mani nervose dentro, frugavo
inconsciamente,
come sempre,
come tutti,
quasi sperassi di trovarvi
il biglietto vincente
della mia lotteria personale.
La carta suicida di una caramella
riempiva ora le dita.
Febbrilmente l'arrotolavo,
l'arrotolavo...
Che farne?
Era tutto ciò che avevo trovato
quella cartina, quasi gliene volevo,
un vuoto così stupido e vuoto
e disilluso
forse sarebbe stato difficile
accettarlo.
Ma come era bello sapere
che la tasca, almeno quella, 
non era bucata...






Lo sconosciuto

Qualcuno che conosco?
Certo che no!
Gli ho fatto visita
silenziosamente, al lume di candela.
Le sue follie gli ballavano attorno
profumate, seducenti
insieme alle bugie.
Non è stato facile
non voleva stare fermo
Era in fibrillazione
o era un'apparizione?
Pieno di lamiere contorte
come un veicolo dopo
un incidente, 
non era illuminato,
nemmeno al buio
in penombra direi,
ma già in agguato.
Gli andavo in braccio
con tenerezza e rabbia,
la rabbia delle piccole insolenze
con le punte spinose di carciofo
che solo io e lui sapevamo a chi
Tra le lamiere si formava di continuo qualche 
ombra spezzata: un' immagine, un volto,
una parola 
e lui lì soprattutto indugiava
dove ancora non si sa ciò che comincia
Quasi che l' inizio potesse già dare conto della fine
e anche di una non-fine
Ha un'amante, 
si girava di continuo a cercarla,
il suo sguardo gli arrivava
da un abisso in movimento
e in quell'abisso lui con gratitudine
precipitava
ma non so se poi i due si incontrano 
quando io sono senza rossetto
Val la pena essere l'amante di uno sconosciuto?
Mi ha detto soltanto: ecco sei venuta

mercoledì 16 agosto 2017

Entro nella mia storia

ENTRO NELLA MIA STORIA

Entro nella mia storia come da una porta chiusa
forse perché nelle stanze della mia casa,
-momenti di vita squinternati
bottiglie vuote di ogni convenzione-
non c'è più luce
di quanta ce ne fosse all'inizio
e quanti nomi ancora da pronunciare
tra il mio che è in rovina
e il tuo che si allontana
sempre più.
Ingabbiata baruffa:
presa di coscienza non è presa di distanza.

La mano di chi mi afferra ora il polso?





Mai

MAI

Sai tu quanto sia breve il mai?
Era come se mai il tuo volto ti fosse somigliato
veniva da un altro sussulto
da un'altro emergere
sull'uscio del cuore
parlava lingua di maschere
liquide e ventose
aveva scartavetrato
ogni desiderio acuto di sincerità
voleva solo voltare pagina.
Ascolta, un estraneo appoggia
ora al mio davanzale i tuoi lineamenti
a torso nudo mi guarda e tace,
scura ha la pelle e tace,
muove le tue gambe
mi scaraventa la calma
di una fine zoppa

domenica 13 agosto 2017

movimento

MOVIMENTO

Credo nasca da me
il tuo movimento,
quel dondolio lento
dinoccolato
con cui rapisci il mondo
e ne fai dono
ogni giorno alla nostra vita