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mercoledì 28 giugno 2017

Tessuto poetico

L' Io: eccesso di sembianze
a spasso in un giardino di vesti,
le mani più nulla hanno da accarezzare
ora che il pulviscolo della luce muore
ne' le labbra hanno qualcosa da baciare
quando i sentimenti diventano
di pietra.
Il tessuto è sgualcito,
ma le vesti dell'io
ricoprono la natura
camminano a braccetto coi suoi petali.
Torna indietro, ritorna
la strada del giorno curva,
gira su se stessa,
la folla degli sguardi sotto la palpebra
chiama,
ti  accarezza,
il desiderio si slancia sul foglio
lo aggredisce con potenza
di dolcezza,
disegnatore di parole
un senso prende forma
da cui si sprigiona la vita



canto di nozze

CANTO DI NOZZE

Siamo già nati.
Maschere senza volto
a pronunciare il nome.
Difficile ammetterlo?
Lenta è la fretta dello sguardo
che affonda la parola
tra le doglie del giardino
con le unghie scavando e con i denti.
Lì è seppellito il mio segreto
lì tutto il senso dei miei sensi,
il senso di una vita spesa per non nascere
e poi nascere ancora
i sensi a bruciare di ardore
e forte è la voglia di sradicare tutti gli alberi
confusi
quando mi vedono arrivare.
Il tuo nome
è la mia parola,
quella che pronuncerò
e non c'è carestia
ch'io non ti possa dedicare:
sei nuda
resta nuda anche nel
tuo vestito bianco
guardami dai tuoi seni
oggi è festa 
e noi
siamo già nati, amore






lunedì 26 giugno 2017

Chi tiene

Chi tiene insieme
            nascita e morte?
        Uno sbiadito incontro
                   forse,
     quasi solo parentesi liquefatte
di una umbratile vita
    mischiate in un bicchiere
bevuto troppo presto, tutto d'un fiato
      ad ingozzarsi

e quel sordo desiderio 
       sul fondo

venerdì 23 giugno 2017

Ho acquistato una domanda

Al guinzaglio di una passeggiata
iconoclasta 
ho acquistato una domanda.
Chi l'aveva formulata?
La vendevano in una busta gialla,
sigillata, giaceva lì
quasi in contumacia
o forse mi aspettava

Sbranavo l'aria
non avevo voglia
di acini di felicità
irriverenti e guardoni
Non l'avevo cercata ma
mi sorvegliava
era lei che volevo
con viscerale assenza 
di immagini

Tra le dita arrugginite
si è sgualcita: andava bene anche così
nel lievitare dei miei guasti
L'ho aperta sotto i ponti 
lì dove quasi
muore d'amore il fiume.
Si è sprigionato un odore
come di dono e,
vorrei non dirlo,
di pudica menzogna
con mazze acuminate di gioventù e speranza.

M'ha convinta allo sberleffo
battagliero
con la parte di me
che non ha spiegazione se non quella 
di cui mi privi 

Ho acquistato una domanda
e ho visto tutte le mie risposte
travestite da cappellaio matto 
incespicare, scannarsi l'una l'altra e
ruzzolarmi a pezzettini lungo i fianchi, 
dietro le spalle e poi nel fiume
lì dove quasi muore
d'amore.
Non erano che primitivo folklore  

mercoledì 21 giugno 2017

Il decreto


Il decreto

Ancora non la sento 
la parola di congedo
nel grande specchio in cui
metto su casa ogni giorno
i nomi a ciò che incontro devo ancora darli
C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio
e sono Adamo e sono tutti
senza rimorso alcuno di peccato.
Lo specchio è lì
ed è uno specchio nudo
ciò che riflette fugge e si moltiplica.
Non ricordo quando,
non voglio nemmeno più saperlo,
mi rapì il seme della mela
senza alcun gravura per la mia presenza
e si lasciò volare insieme al vento
Aveva l'aria di chi può mangiarsi il mondo in un boccone 
e digerirlo senza difficoltà,
mi posò al centro dello specchio
e vi costruì attorno
l'universo e il tempo.

C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio:
non so dei vivi, ma
il futuro dei morti è la mia storia












martedì 20 giugno 2017

Città liquida





Nella città vive un' attesa liquida
e la conosco.
Anche la città è liquida: si perde in trasparenze
tra rami spogli. 
Gocce si posano sulle labbra socchiuse
da lì nascono gli alberi e le case.
Mai stati uomini, 
solo un'attesa a stellarsi in speranza
a modularsi in memoria.
Finestrelle di abbandono nel muoversi
delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi.
negli sguardi socchiusi indagatori
I pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi
quando si accaniscono tra i denti.
Tutto è sospeso nell'istante!"
E quest'attesa non è balorda, 
non ha rubato le chiavi del cancello dell'orto
Non mangia a sbafo.
Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E' attesa vera, 
come vera è la polvere di quel mucchietto d'ore
che tenevo lì sul cassettone



la tagliola

La tagliola ha afferrato la mia lingua
mentre ti baciava
forse da qualche parte
una traccia di me addenta ancora
una speranza
è solo un segmento sotto vuoto
sfuggito agli acari della polvere
Chi ha attraversato il ponte dei sensi
aspetta ora alla fermata qualcosa
di più inconsistente di un sogno
nessuno ricorda i nomi che mi desti mentre
quelle notti danzavano
le vesti cadute ai piedi di ogni altrove
in cui non eravamo
i gesti che si rifugiavano nei per-sempre
le porte socchiuse dai mille occhi
la nostra pelle infinita
bisbigliare allo specchio degli echi
Questo tu che non riesco a far più vivere
né a far morire
mi sta dietro e mi sta davanti,
non sono ancora iniziati
i saldi del nostro incontro

Abbiamo rubato ciò che è sacro
e ciò che è profano
Ma è mai stato partorito un uomo?